venerdì 16 luglio 2010
Di librerie, di fesserie, e di bicchieri di rum per conforto. Nulla di serio.
lunedì 21 giugno 2010
Ahrrrr.
mercoledì 9 giugno 2010
Goth is NOT what you make of it
Bakuman, ovvero: la felicità di essere donna in occidente
giovedì 3 giugno 2010
Acidità
Maree ormonali.
Il piccolo principe è un libro di una banalità disarmante. I libri banali si riconoscono da mille miglia di distanza:
-piacciono a tutti (tranne a me)
-sono assolutamente autoreferenziali, puoi attribuire loro il significato che desideri
-sembrano celare enormi significati filosofici e misteri sulla vita (salvo nascondere un'incredibile pochezza)
-lasciano enorme libertà al lettore di raccogliere odiose citazioni e sciorinarle a destra e a manca
-nessuno di coloro che li ha letti sa dirti perché gli è piaciuto (si limita a dirti: "ma è belliiiissimo, ha da insegnare molto!)
-tendenzialmente, sono stupidi
Questo bamboccio in giro per i pianeti che parla con le rose è esattamente così: scemo. Se sei adulto e hai bisogno di leggerlo, hai deficit emotivi talmente grossi che suggerirei un'immediata visita al DSM.
L'Alchimista di Paulo Coelho, rispondendo in maniera esatta a tutti questi requisiti, in grado di trasformare un normale libro in un vero libro banale, infatti gli assomiglia moltissimo. Il protagonista è un povero cretino che và "dove ti porta il cuore" -libro che purtroppo non ho letto, ma scommetto cent'eurI che i requisiti li soddisfi anche lui, con questo titolo, poi...
Il tipo peregrina alla ricerca di... cosa? Della felicità, dell'amore, della realizzazione personale. Grazie al suo cuore, che conosce tutte le cose. Realizza la sua leggenda personale. Mioddio.
La linearità del linguaggio fa paura. E poi, è come l'oroscopo. Un vestito di lycra. Libri che prendi, e li adatti esattamente alla tua persona. Ma la perdita della singolarità non è un pregio! L'assenza di peculiarità è l'omologazione. Una porcata. Non vorrei MAI da scrittore, che un mio libro diventasse un best seller. Se non esistessero i soldi, ovviamente.
Ma parliamo un po' di Baricco. Ho letto Seta ultimamente. L'ho conosciuto con questo. Piacere, Alessandro, scrivi da cani. Le tue metafore mi rizzano i peli. Sembri un liceale alle prese con un tema che non è in grado di arricchire, e allora inventa porcate. Che stupida storiella. Descritta stupidamente. Un libro fatto di spazi vuoti. Meglio dei pieni, probabilmente: quelle ripetizioni continue nella descrizione del viaggio di Hervé fanno calare le braccia.
E poi, immancabili, le frasi da diario, quelle del libro banale.
Era d'altronde uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla.
Si sarà notato che essi osservano il loro destino nel modo in cui, i più, sono soliti osservare una giornata di pioggia.
L'immancabile giudizio comportamentale, il grande monito, la scintilla che ti apre la porta della percezione e ti fà vedere, sì, ti fa vedere che quella vita è proprio la tua! Seguono riflessioni esistenziali, elucubrazioni sui grandi temi della vita, e chi più ne ha più ne metta.
Ho d'improvviso un' illuminazione: ecco perché si chiama Seta! Come leggere il nulla. Per dirla alla Baricco. Inconsistente. Sul serio. Carta buttata. Povere foreste!
Mi ricorda una brutta (!) poesia di Neruda. A me piace Neruda. E ci capisco poco di poesia. E quella poesia, non la soffro. E' la poesia dell'immancabile giudizio comportamentale. E' una poesia presuntuosa, sciocca, di passione cieca. Passione cieca che guida chi non sa guardare col cervello, solo colla forza di un sogno. La poesia in questione è Lentamente muore. La odio. Dice qualcosa di giusto, ma la odio. La odio con la veemenza della stessa passione cieca della poesia stessa. E non è la paura di morire lentamente che me la fa odiare. E' che la odio, e basta.
Ma ho divagato.
Qualche altro libro su cui spalare escrementi?
Della Yoshimoto ho già parlato. Lei costruisce la banalità degli pseudo artisti d'arte moderna. Come prendere un water, aggiungervici dei fiori, una carrucola, un elefante, una gamba di tavolo e un mouse rotto e proclamare un nuovo capolavoro. In realtà, hai costruito mezza discarica. Sìsì, hai fatto qualcosa: mezza discarica. Questo era il mio pensiero in merito a N.P. Libri per la massa. Ma anche per il resto. Il resto però è di una pochezza tanto...poca che non ricordo nemmeno la trama, o i concetti salienti del libro. Scivolano addosso come l'acqua sulla tela cerata. Altre foreste abbattute per nulla.
venerdì 23 aprile 2010
Sai che fumetti! - L'angolino dei fumetti che meritano
venerdì 16 aprile 2010
Varie 2
"Macchiettistico.Inopportuno: la denigrazione di una società, di una cultura, possiede sempre qualcosa di sinistro."
Nulla, e ripeto, nulla di più falso per quanto riguarda questo libro. Certamente, come ho già spiegato, la narrazione è iperbolica, caricaturale, irriverente, la mano è un po' calcata, ma dietro ad una caricatura si riesce a percepire la verità, senza contare poi intere pagine serissime in cui l'attacco all'aspetto "ingabbiante", lo definirei quasi calcificante -ingessante, come afferma la scrittrice stessa- della cultura giapponese è molto appassionato e concreto, e nulla possiede di macchiettistico. In particolar modo mi riferisco alle pagine in cui la scrittrice sferra un forte attacco all'educazione delle donne giapponesi. In quelle critiche, in quegli attacchi, c'è invece tutt'altro che la denigrazione di una società: io ci ho visto tutta l'amarezza della critica più difficile, quella nei confronti di un paese che si ama (noi italiani dovremmo conoscerla bene). O forse del Giappone va solo contemplata la delicatezza delle maniche dei kimono inumidite da lacrime di dame, ammirata la bellezza dei sakura in fiore, esaltato l'onore dei samurai? Vogliamo continuare a sbavare sui tatami o immergerci seriamente nel confronto con una cultura altra?