venerdì 16 luglio 2010

Di librerie, di fesserie, e di bicchieri di rum per conforto. Nulla di serio.

Flash 1
Capita, che hai voglia di spararle, le fesserie, certe volte.
Sai cosa? Che ho trovato il mio libro perfetto. Pensavo non esistesse, invece l'ho letto! Ma mi sono innamorata del libro o del protagonista? Chissà, forse entrambi, ma d'altronde senza quel protagonista non sarebbe lo stesso libro.
Ok, del protagonista.
Chissà se ci pensava, John, che mandando alla stampa quella sua opera avrebbe tanto fatto girare la testa ad un'idiota dall'altra parte del mondo diversi decenni dopo, anche parecchi anni dopo essersi goduto il viaggio con Charley.
E così, con questo Henry Morgan fra le cervella, non riesco a godermi le letture successive. Me ne sono procurata di piratesche, ho pensato, bè, se non Morgan, qualche altro o altra ce ne sarà, di personaggio avvincente, in cui immedesimarsi, no?
E' che non ho voglia di scoprirlo. Perché Morgan e Morgan e Morgan e sto cazzo di Morgan... è una dichiarazione d'amore. Ahoy, love ya, Henry Morgan. Vorrei rileggere quel libro. Lo avessi fra le mani lo stuprerei. Reato di stupro di libro. Lo leggerei e rileggerei mille volte e mille ancora. Lo sdrumerei. Con le pagine di carta velina, lo farei diventare, con la copertina sciolta e semidistrutta, che non si vede l'illustrazione, con le sottolineature delle parti più belle e le orecchie, di elefantiache proporzioni, ne strapperei le pagine somme per ristamparle in grande e riattaccarle lì. Lo farei mio.
Vi amo, cartacce stampate di fonemi che non siete altro, ma fonemi messi nel modo giusto, come la frequenza di risonanza, toh, beccata, è proprio lei, è lei, non una virgola spostata a destra o a sinistra, sà?
Ah, sudo. No, non è la potenza dell'amore. Credo sia l'alcol. E credo sia luglio. Shiver me timbers!

Flash 2
Nah, basta cazzate. Parliamo di cose serie.
Per esempio: quando ti senti spinto a comprare una doppia copia di un libro che hai già, e che per giunta hai acquistato tu poco tempo prima, solo perché "l'edizione è graficamente più accattivante, guarda qua, è fantastico, mi spinge a leggerlo che è un amore! Mi grida: -Comprami! Avrai più piacere nel tenermi fra le mani! Le mie pagine scorreranno più facilmente dinanzi a te, sono scritto più grande, sono più carino, compatto, e la mia veste grafica è fatta apposta per infinocchiar... ehm, rendermi gradevole ai tuoi occhi. Sù, cosa aspetti? Prendimi, ORA! -".
L'ho preso, cazzo.
Maledetto Mucca Design.
Ah, grafici, stirpe impura, servi del potere e del dio denaro, mi avete fregata.
O è puro nerdismo di stampo bookaholic, o sono un'idiota, o entrambe le cose.
Però... quel libro diceva tutte cose vere! Nelle mie mani brilla! E' così bello! Sono così CONTENTA di averlo acquistato!

Flash 3
Avast ye! Letture piratesche in arrivo.
Io cerco di dividere i miei percorsi di lettura in filoni; è che in due o tre anni questi aumentano che non so, che devo fare per amministrarli?
Il filone Giappone continua ad arricchirsi grazie all'abbondanza scialacquata dell'ultimo periodo. Il mio problema è che i libri che compro li leggo dopo perché ciò che mi dico è: "bene, ora è tuo. Vedi di 1) godertelo. Non divorare... con parsimonia, dai, con parsimonia 2) tenertelo caro. Ce l'hai qui... non è piacevole fremere d'attesa? Lo puoi leggere quando vuoi. Goditelo. Passaci davanti, guardatelo, carezzatelo, compiaciti di averlo." Poi và in biblioteca e prendine in prestito un altro, prima che uno stronzo ti freghi il titolo che hai adocchiato. Poi, quelli lì, quelli della biblioteca... sono di tutti. Bella cosa, pensi? Insomma. Te ne stai convincendo. Quelli lì, te lo dico: sono puttane. Una botta e via. Li restituisci, pronti a darsi a qualcun altro. Con le copertine stropicciate dalle mani di chissà chi... No, te lo dico io... tu te li devi godere. Devi averli.

Mmm... credo abbia un nome. Penso si chiami avidità.
Ho divagato dal punto tre - sottotitolo: letture piratesche in arrivo. Riproviamoci.

Flash 3bis
Avast ye! Letture piratesche in arrivo!
More about L' isola del tesoro. Ediz. integrale mi sembra sia un caposaldo. Soprattutto alla luce del fatto che l'esimio John Silver è stato ripescato dall'universo dei personaggi letterari e collocato in una serie di sequel, prequel, e sim. Tendenzialmente le considero mere operazioni commerciali, tuttavia... basta, basta con questo noiosissimo piglio polemico, non mi fa godere nulla, voglio solo imbarcarmi, issare le vele e segnare la rotta. Ciao.
(Lo riconosci il design accattivante della copertina? Eh, eh?)
Avevo provato a leggere la copia della put... ehm, della biblioteca, ma innanzitutto era lontana miglia dalla bellezza minimale di questa fantastica edizione (casa editrice, ehm... Bur Ragazzi), poi era scritto in pulcesco, e poi ancora, non so come, non mi scorreva. La grande nota di merito di quell'edizione là - edizione edita da L'Unità- tuttavia, è la prefazione di Lidia Ravera, che si rammarica, delusa, di come queste fantastiche avventure, esulanti dalle noiose e quotidiane quattro pareti di casa, siano prerogativa assoluta degli uomini. Di come la madre di Jim, dopo aver preso l'audace decisione di tornare indietro, verso la sua locanda, sottoponendosi al rischio di incontrare quei brutti ceffi che tanto filo da torcere avevan dato a Billy Bones, poi non riesca a far altro che... svenire. Scupper that! Ma vaff...! Ye cowardly swab!!
Maledetto Stevenson! Sai cosa? Me lo leggo a modo mio, io. Niente Jim. Al suo posto c'è già una ragazza. Ah, libri, vascelli per la fantasia. Tutto sommato, fino ad un certo limite, puoi aggiustarteli come meglio credi. E' il loro più grande pregio. Tiè, Stevenson.


More about La vera storia del pirata Long John Silver Questo John Silver deve essere proprio un personaggio pieno di verve...

More about Long John Silver vol. 1 - Lady Vivian Hastings More about Long John Silver vol. 2 - Neptune
Uhmmm... come prima, ma a fumetti.
Me l'hanno consigliato tramite quel luogo di perdizione che è Anobii. Intanto, posso dire che la tavole sono, come dire... cazzute? Suona maschilista? Chissenefrega... Gradisco molto i disegni.

More about Storia della pirateria Siccome John Silver ha un po' nauseato, ho anche scelto un testo meno leggendario. Abbiamo anche bisogno di un po' di realtà storica, ogni tanto.

More about Tortuga Non è mio, ma l'ho regalato io. Un anno fa. E quest anno il seguito, Veracruz. Suppongo che il prossimo anno mi toccherà regalare anche l'ultimo volume della trilogia. Il mio saggio ma parzialissimo prof di storia e filosofia soleva spesso affermare che si regala agli altri ciò che noi vorremmo ma in versione più scadente. Per quanto riguarda me sembra proprio non valere, infatti poi rosico di non aver acquistato le stesse cose per me (e secondo me non valeva nemmeno per lui, regalava tutto e poi se lo ricomprava... almeno lui però se le ricomprava). E sì, va bene, è avidità, è avidità. Ma guardala... è vero che questi Mondadori col dorso giallo son fatti praticamente di bristol color ecrù tagliato malissimo... però guarda che bella copertina, col teschione e gli inserti dorati!
Ok, accantoniamo ancora una volta le cretinerie. I lettori di Tortuga mi hanno riferito che la ricostruzione storica sia degna di nota. Avvertenze prima di iniziarlo: abbandonare fantasie romantiche di sorta. Pirati brutti, sporchi e cattivi.

Bollettino terminato dopo tre giorni di patema d'animo (a quanto pare, Chrome proprio non sopporta tenere assieme aperte le schede di Anobii e qualsiasi cosa faccia parte del circuito blogspot).




lunedì 21 giugno 2010

Ahrrrr.

E una bottiglia di rum per conforto.

Mi vanno di moda i pirati.
Come al solito inizia tutto per caso, forse per colpa di Uàn Pezzo, forse e non da meno perché le febbri me le lascio attaccare volentieri (qualche ottuso la chiama "personalità di pongo"; io la chiamo invece "meravigliosa passionalità", strumento assolutamente indispensabile ad un curioso degno di questo nome).
More about One Piece One Piece è un manga che mi ha assolutamente rapita. Purtroppo sono attualmente in stallo, ho decisamente troppo materiale, fumettistico e non, da leggere in contemporanea, ma poco male: divorare non riempe panza.
Probabilmente, nelle mie personali classifiche, possiede la miglior caratterizzazione dei personaggi che io abbia mai scovato in un manga mainstream. Tutto sommato è facile cadere negli stereotipi: "fragga fragga" vende bene, meglio se con le pin-up dalla personalità di un panetto di burro (Bakuman insegna), meglio ancora se ci infiliamo un po' di valori ancorati al tradizionalismo. Oda, almeno fino al quindicesimo volume, non ci riesce proprio!
Primo, i protagonisti sono pirati. Il pirata è un ribelle, un autonomo, un uomo libero, un anarchico, uno con regole non dettate dall'istituzione, malvisto dalle classi dominanti. Spesso, un cattivo. Ci sono i contrasti col Governo Centrale, per adesso ancora da chiarire, ma che contribuiscono a dar rilievo al loro status di dissidenti.
Secondo, la fantasia di Oda è senza limiti. Il suo senso del fantastico rende le sue tavole divertenti come poche. Dall'uomo dai capelli afro racchiuso per vent'anni nel forziere ai bislacchi effetti dei frutti del diavolo, tutto è assolutamente spumeggiante, di una creatività unica.
Ultimo punto a suo favore, certamente non in ordine di importanza, la già citata caratterizzazione dei personaggi, in particolar modo delle donne. Fumetti mainstream come Naruto, ad esempio, riescono a costruire personaggi maschili anche secondari di un certo rilievo od originalità, ma lo stesso non si può certamente dire che valga per le donne. In One Piece le figure femminili sono assolutamente alla pari, e le donne vengono mostrate in tutte le umane differenze che le distinguono le une dalle altre. Persino, udite udite, nell'abbigliamento. Le donne di One Piece soffrono per qualcuno che non sia un maschio amore perduto o anelato, FINALMENTE esprimono a chiare lettere cosa possa significare avere alle calcagna l'ombra di un uomo che lo stereotipo vuole diventi più forte di lei, e combattere quest'ombra e questo stereotipo (Kuina, nella sua breve apparizione in flashback, ha un grande ruolo), sono avide, sono fraterne (guarda caso, parola con radice maschile), non sempre tettone, sono addirittura navigatori. Nami osserva il mondo, disegna carte, elabora piani, è VIVA, e di vita sua propria, che vive innanzitutto in funzione di se stessa, finalmente.
Nota di merito ENORME al signor Oda per questi primi 15 numeri.


More about La Santa Rossa Altra opera, altri pirati. Ecco quelli di Steinbeck, autore a cui "qui" non ho reso affatto giustizia. Ho divorato sette suoi libri in meno di due mesi negli ultimi tempi, e avrei continuato se avessi avuto altro della sua produzione a mia disposizione. Ne ho parlato poco, perché di poche parole necessitano i capolavori. Su questo piratesco romanzo di formazione però, schizzato in vetta alla mia personale classifica, vorrei spendere due parole.
Mi comincia un po' in sordina, con quest'atmosfera un po' mistica della campagna gallese in cui vive il giovane Morgan, e queste due figure femminili che lasciano a desiderare, Mamma Morgan e la giovane Elizabeth; l'una assolutamente limitante nei confronti degli aneliti del giovane Henry, se vogliamo anche un po' ottusa nella sua quotidianità e staticità. L'altra, un mero ideale, esempio di virtù femminile, la bella del protagonista. Poi, in un crescendo, si dipana la vita di Henry Morgan, prima venduto a sua insaputa come schiavo a Barbados, poi costruttore della sua vita da pirata. Uomo solo, senza amici, di soli amori carnali e fugaci, è investito completamente dal fiume in piena dei suoi sogni: la conquista senza sosta di terre, tesori, spingendosi oltre ed ancora avanti, in un'infinita ed implacabile tensione verso l'infinito. Eroe romantico, l'acme del suo sogno si incarna nella figura della Santa Roja, una donna bellissima e dalle eccellenti virtù che si dice viva a Panama, la Coppa d'Oro dei possedimenti spagnoli. Raduna un'enorme ciurma, la sua fama è ormai giunta alle orecchie di tutti. Elegge il giovane Coeur-De-Gris a suo unico amico. E corre verso Panama.
L'acme del sogno dell'eroe romantico è una contraddizione in termini. Non corrisponde affatto al massimo piacere: è il momento in cui il castello, rovinosamente, non può far altro che sgretolarsi. Cadere al suolo. E così è. Morgan perde il suo occhio fanciullo, il suo animo ribelle, la sua essenza di pirata. Cede se stesso alle istituzioni e alla pace della vita tranquilla e ritirata. Il velo di Maia non è più sui suoi occhi... o forse essi ne sono improvvisamente annebbiati?
Forse non c'è differenza, ma mi piace di più la seconda opzione.
Il climax ascendente possiede, nel libro, dei momenti di unico lirismo.
Il personaggio di Coeur De Gris è solo da amare, ed i momenti dei suoi dialoghi con Morgan sono i più salienti di tutto il romanzo. E Henry ama Coeur de Gris, di un amore collocato a metà strada fra quello per un compagno e l'amor proprio. Coeur de Gris appare in funzione di Morgan, perché altro non vedo in lui che uno specchio, il suo doppio, parte di lui. Ho visto il giovane spadaccino farsi coscienza del capitano nella bellissima scena dell'estenuante camminata verso Panama, in cui Coeur de Gris, delirante (o no?) per il sole ed il caldo, mostra a Morgan ciò che egli è veramente, un uomo come tutti. Cosa che Morgan non riesce e non vuole accettare, preferisce di no, tanto rapito dal vortice della sua passione cupida. Cupida di cosa, poi, non lo sa nemmeno lui. Semplicemente, non è capace di godere del presente.
Non accetta che ognuno possegga dei sogni, non accetta di non sentirsi diverso, tanto da arrivare al tragico gesto della scena, forse, più patetica del libro: Morgan, col cuore praticamente in tempesta per via dei recenti avvenimenti, fra cui lo shock per l'incontro con una "banale" Ysobel -una Santa Rossa che poi così santa non è- senza nemmeno pensarci, preme il grilletto e spara al petto della sua inascoltata coscienza. Uccide Coeur de Gris, uccide parte di se stesso. Ma, paradossalmente, uccide di se stesso quella parte sognatrice, insaziabile, romantica e assetata di desiderio che l'ha reso quel gran personaggio che è stato.
Il declino è inevitabile, ed inevitabile è la sua "conversione" a corsaro. Il denaro e l'inutile ciarpame dorato acquistano improvvisamente il valore che prima Morgan non riusciva a percepire. Diventa parte dell'istituzione, combatte la pirateria, manda al patibolo per il governo i suoi stessi compagni. Vita e morte di un eroe romantico.

Se dovessi dare un voto a parole a questo libro, scadrei nella banalità più infima. Bellissimo, stupendo, meraviglioso, ecc. ecc. Un'opera travolgente. Questo Morgan mi ha rapita. Me lo vedo, che guarda il mare verso Panama, godere del piacere del desiderio di mettere le mani su un sogno. E bada, il piacere non è la sua realizzazione. La bellezza è nel desiderio e nel sogno, solo nel desiderio e nel sogno. Banale è anche la conclusione ultima: in questo Morgan mi ci riconosco un tantino. S'era capito? Bè, chiedo venia per la scontatezza. E per il sentimentalismo del commento. Mi sono innamorata di un libro, bè, NON SI PUO'?
Tzé.

mercoledì 9 giugno 2010

Goth is NOT what you make of it

More about Gothic art Questa è difficile. Ho già provato a buttarla giù, ma non riesco a non farla sembrare una sciocchezza, o una lagna da vecchio old-school. Probabilmente è entrambe le cose.
Ad ogni modo... ero in vena di riversare una buone dose di sadismo su pubblicazioni non propriamente di mio gusto, no? Allora perché non farlo su questo volume illustrato? Si tratta di una summa di tutto ciò che odiernamente può essere coperto dall'ombrello del cosiddetto gothic... con tanto di carta patinata e sovraccoperta come si deve. Il tutto utile quanto una perla di Guttalax somministrata ad un dissenterico.
Sì perché adesso "gothic" è una parola che va molto di moda. Più in generale, va molto di moda pescare un movimento musicale vecchio di 20 o più anni e affibbiargli il significato preferito. Un po' come ridipingere casa. Insomma, c'era una volta il postpunk. C'era una volta il Batcave, c'erano una volta i videoclip, c'era una volta, insomma, il gothic come musica e fermento culturale. Adesso si gioca a svuotare il secchio. Complici wikipedia e myspace, i movimenti (uso una definizione bruttina, che non me ne vogliate) "a base musicale" nati e cresciuti in un dato contesto e tempo storico (metal compreso, si veda come referenza la formazione dei Black Sabbath, per rimanere in Europa) sono stati rimodernati.
E' nato, ad esempio, il nuovo movimento gothic, di cui espressamente parla il libro in questione, Gothic Art. Si tratta di un movimento che pare fare di Isabella Santacroce un vero punto di riferimento, vista la comune fascinazione per i Preraffaelliti di cui si vantano tanto entrambi e da cui, così è scritto nella prefazione del libro, gli artisti "gotici" traggono ispirazione.
Francamente, di preraffaellita non m'è parso di vedere un bel niente in quel libro là. Ci ho visto tutta la pateticità di chi deve fingersi malato per non apparire ciò che è realmente, cioè vuoto.
Il nuovo "movimento gotico", su cui queste illustrazioni ci illuminano almeno in parte, è un fantastico calderone di monnezza presa qua e là da ciò che è piaciuto, sia delle subculture giovanili sia non, a chi ha voluto lucrare sulla ricostruzione di una nuova "identità alternativa". E così, il gothic è musica (metal E un pizzico di wave E canti gregoriani, come se avessero qualcosa a che spartire l'uno con l'altro tutti e tre... ma HANNO le ORECCHIE?), ma anche gothic attitude, la sensibilità spiccata con cui nasci, l'attrazione verso la morte e le gonne di tulle, la depressione e la sociopatia. E il sesso promiscuo. Ed è anche arte figurativa, ovviamente. Belle signorine dall'ampio décolleté magistralmente sollevato da un corsetto color scarlatto che piangono lacrime di rimmel sbavato, tutte assorte nel loro male di vivere. Scheletri, bestiacce e corvi neri attorno a mascheroni ghirigorati e zeppi di crinoline, gonfie da far invidia a vele di navi in piena bonaccia. Leitmotiv di bambole di porcellana bianca circondate da sangue. Con un occhio di riguardo alle nuove tendenze: una profusione di gente cablata e capelli a cilindro, tutto grigio o color neon, o entrambi. Ma mai troppo colore, per carità: dovesse perdersi l'atmosfera dark...
Tutto magistralmente costruito.
Così, via, feticismo, vinile e latex, sadomaso, zeppe, musica elettronica spinta, synthpop, metal '80 e merdal di nuova generazione (di quello coi rutti), una qualche nozione di wave, amore per gli archi a tutto sesto e Notre Dame de Paris, per il vestiario vittoriano e i """romanzi gotici""" (quelli della Rice? Certo, certo... assieme a Poe e Baudelaire, due classici che non mancano mai), preraffaelliti e romantici, TUTTI ASSIEME affiatati in un'orgia infinita.
"Il termine gothic è ambiguo e soggettivo... classicismo medievale e rinascimentale... post punk e rinascimento gotico...industrial... sinistri fumetti"
In gothic art, questi termini si possono trovare, e... sì, tutti assieme. Con sommo piacere delle case discografiche, si distruggono la musica e la sua storia per creare nuovi fenomeni commerciali finto-alternativi ma di fatto assolutamente mainstream. Nulla contro ciò che sia non propriamente "di nicchia": non sono io a ricercarlo, ma i novelli "alternativi". Che indicono concorsi di bellezza su fecciabook per eleggere "miss gothic metal 2010". Ah. Alternativo. Davvero. Anche molto gothic, col tuo cerone alla Vampiro Lestat, il perizomino in polivinilcloruro lucido e le lacrime di photoshop.
Ah, un piccolo appunto.
Questi sono i Mission UK. Un po' diversi dall'immaginario del movimento gotico... carino Wayne Hussey con la sua blusa indiana azzurrina, gli stivaletti a punta (senza zeppa) e le collanine argentate, nevvero? :-D
No, goth is NOT what you make of it.

P.S.
fino ai 17-18 anni si fa in tempo ad uscirne, davvero. I baby bats sono sempre esistiti. Servono solo un paio di orecchie, buone compagnie e una sana dose di cervello. Passati i 20... è troppo tardi!

Bakuman, ovvero: la felicità di essere donna in occidente

More about Bakuman vol. 1 Di Bakuman, serie appena uscita in Italia, mi avevano parlato bene: divertente, fresco, interessante, per di più frutto del lavoro della coppia Takeshi Obata e Tsugumi Ohba, disegnatore e sceneggiatrice dell'ormai famigerato "Death Note".
In verità, già il primo tankobon mi ha scossa di brividi, e non me l'aspettavo. No, non erano i brividi d'impazienza che mi han fatta sussultare in Death Note... alla fine del volume, ero felice. Felice di essere donna in un paese europeo.
Sì, sembra estremamente presuntuoso uscirsene con una tale frase. Ma, d'altronde, i protagonisti del "sogno nipponico" narrato nel manga, quello di divenire mangaka, come ti sbagli, non potevano che essere maschi. E nel seguire i loro pensieri e i loro squarci di vita, nonché i loro rapporti con le ragazze, ho scoperto cosa significhi davvero la perfetta coincidenza:

Ma il nipponico maschio, lui non è un represso. Non viene distrutta in lui, fin dalla più tenera età, qualunque traccia di ideale. Possiede uno dei diritti umani fondamentali: quello di sognare, di sperare. E lo usa. Immagina mondi chimerici in cui è libero e padrone di se stesso.
La giapponese non ha questa fortuna, se è stata ben educata, come nel caso della maggior parte di loro. E' stata per così dire amputata di questa facoltà essenziale.

(Amélie Nothomb, "Stupore e Tremori")

Sì, è vero che anche quella scopa di protagonista femminile presente nel manga condivide, in un certo qual modo, il suo sogno con i mangaka in erba. Ma è un sogno che esiste in funzione di loro. E non ha la forza del sogno degli uomini. Perché? Il sogno della signorina (che porta lo stesso nome dei fagioli rossi giapponesi), quello di divenire una doppiatrice di anime nonostante la sua esagerata timidezza, esiste in quanto premio. Ma, figurarsi, non premio per se stessa: la realizzazione del suo sogno è legata alla promessa di darsi in sposa a uno dei giovani protagonisti. E questa è la cosa più significativa che afferma in tutto il volume. Per il resto, l'abilità della donne, si sa, consta principalmente nel rendersi invisibili, e lei ci riesce benissimo. Si nasconde dietro alla mammina se incontra il suo amoroso, arrossendo; pone come condizione al suo bello quella di non comunicare affatto fino a quando non si saranno completamente realizzati; fa parlare di sé come una ragazza educata in maniera impeccabile.
Di lei, l'aspirante sceneggiatore e studente modello Takagi, ecco cosa afferma:

Anche il suo sogno da doppiatrice. Ho l'impressione che abbia scelto un sogno normale per una "ragazza" come lei e adesso se lo stia godendo. Non sente la pressione del futuro come noi. [...] E ciò a cui aspira di più una "ragazza" è diventare una bella moglie, non fare carriera. E anche da sposata, come si conviene a una "donna", continuerà a mantenersi carina ed educata. Ma non per calcolo, le viene naturale, ed è per questo che secondo me è cento volte più intelligente di Iwase, la più brava della classe.
Quel fascino [di Azuki] è il risultato della ricchezza della sua famiglia e del suo cuore, una grazia che è frutto della sua intelligenza.

La verità è che, rileggendo il passo, le mani mi sono diventate fredde. Non solo è palpabile l'impronta estremamente maschilista che a quanto pare è una delle colonne portanti della società nipponica. Bakuman è un realistico spaccato dei sui difetti peggiori. Takagi non fa che parlare di ereditarietà. Ecco l'immobilismo sociale. I ragazzi decidono di sfondare all'età massima di 18 anni. Ecco l'inutilità dell'età di mezzo. Realizzandosi, diventeranno veri uomini. E affiora continuamente il maschilismo.
L'intento del fumetto parrebbe quello di scuotere le coscienze presentando loro un messaggio di speranza: "Vuoi diventare un banale impiegato?" chiede Takagi al suo compagno disegnatore. Mashiro, dal canto suo, riflette molto sul grigiume di quello che sarebbe il suo "percorso obbligato", il cammino già scritto per diventare l'obbediente formichina: studiare con dedizione, fare bella figura agli esami di ammissione, iscriversi a un ottimo liceo e ad un'università prestigiosa. E decide la sua personale ribellione: realizzerà invece il suo sogno. Trova la comprensione di chi pensava non lo avrebbe mai aiutato, mentre OVVIAMENTE sua madre, che è una donna, non può capire (citazione letterale), rappresenta l'unico ostacolo familiare, per fortuna abbattuto da subito, alla realizzazione delle sue speranze.

Insomma, un manga che si presenta rivoluzionario e verde di speranza, ma che di fatto è inzuppato fradicio di contenuti retrogradi, conservatori, tradizionalisti, in una parola sola PESSIMI. Ciononostante, col beneplacito di chi cortesemente me lo presta, continuerò la sua lettura. I manga sono letture sottovalutate, ma sono un contributo preziosissimo alla ricerca antropologica. Forse riusciremo a scoprire, in occidente, verso quale direzione si sta muovendo (se lo sta facendo) il popolo giapponese. Spero per loro, comunque, che sia almeno un po' meglio di ciò che immagino.
Fortunatamente, qualcosa d'altro è possibile. E di quel qualcosa d'altro scriverò a breve. Con entusiasmo.

giovedì 3 giugno 2010

Acidità

Maree ormonali.

Il piccolo principe è un libro di una banalità disarmante. I libri banali si riconoscono da mille miglia di distanza:

-piacciono a tutti (tranne a me)

-sono assolutamente autoreferenziali, puoi attribuire loro il significato che desideri

-sembrano celare enormi significati filosofici e misteri sulla vita (salvo nascondere un'incredibile pochezza)

-lasciano enorme libertà al lettore di raccogliere odiose citazioni e sciorinarle a destra e a manca

-nessuno di coloro che li ha letti sa dirti perché gli è piaciuto (si limita a dirti: "ma è belliiiissimo, ha da insegnare molto!)

-tendenzialmente, sono stupidi

Questo bamboccio in giro per i pianeti che parla con le rose è esattamente così: scemo. Se sei adulto e hai bisogno di leggerlo, hai deficit emotivi talmente grossi che suggerirei un'immediata visita al DSM.

L'Alchimista di Paulo Coelho, rispondendo in maniera esatta a tutti questi requisiti, in grado di trasformare un normale libro in un vero libro banale, infatti gli assomiglia moltissimo. Il protagonista è un povero cretino che và "dove ti porta il cuore" -libro che purtroppo non ho letto, ma scommetto cent'eurI che i requisiti li soddisfi anche lui, con questo titolo, poi...

Il tipo peregrina alla ricerca di... cosa? Della felicità, dell'amore, della realizzazione personale. Grazie al suo cuore, che conosce tutte le cose. Realizza la sua leggenda personale. Mioddio.

La linearità del linguaggio fa paura. E poi, è come l'oroscopo. Un vestito di lycra. Libri che prendi, e li adatti esattamente alla tua persona. Ma la perdita della singolarità non è un pregio! L'assenza di peculiarità è l'omologazione. Una porcata. Non vorrei MAI da scrittore, che un mio libro diventasse un best seller. Se non esistessero i soldi, ovviamente.

Ma parliamo un po' di Baricco. Ho letto Seta ultimamente. L'ho conosciuto con questo. Piacere, Alessandro, scrivi da cani. Le tue metafore mi rizzano i peli. Sembri un liceale alle prese con un tema che non è in grado di arricchire, e allora inventa porcate. Che stupida storiella. Descritta stupidamente. Un libro fatto di spazi vuoti. Meglio dei pieni, probabilmente: quelle ripetizioni continue nella descrizione del viaggio di Hervé fanno calare le braccia.

E poi, immancabili, le frasi da diario, quelle del libro banale.

Era d'altronde uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla.

Si sarà notato che essi osservano il loro destino nel modo in cui, i più, sono soliti osservare una giornata di pioggia.

L'immancabile giudizio comportamentale, il grande monito, la scintilla che ti apre la porta della percezione e ti fà vedere, sì, ti fa vedere che quella vita è proprio la tua! Seguono riflessioni esistenziali, elucubrazioni sui grandi temi della vita, e chi più ne ha più ne metta.

Ho d'improvviso un' illuminazione: ecco perché si chiama Seta! Come leggere il nulla. Per dirla alla Baricco. Inconsistente. Sul serio. Carta buttata. Povere foreste!

Mi ricorda una brutta (!) poesia di Neruda. A me piace Neruda. E ci capisco poco di poesia. E quella poesia, non la soffro. E' la poesia dell'immancabile giudizio comportamentale. E' una poesia presuntuosa, sciocca, di passione cieca. Passione cieca che guida chi non sa guardare col cervello, solo colla forza di un sogno. La poesia in questione è Lentamente muore. La odio. Dice qualcosa di giusto, ma la odio. La odio con la veemenza della stessa passione cieca della poesia stessa. E non è la paura di morire lentamente che me la fa odiare. E' che la odio, e basta.

Ma ho divagato.

Qualche altro libro su cui spalare escrementi?

Della Yoshimoto ho già parlato. Lei costruisce la banalità degli pseudo artisti d'arte moderna. Come prendere un water, aggiungervici dei fiori, una carrucola, un elefante, una gamba di tavolo e un mouse rotto e proclamare un nuovo capolavoro. In realtà, hai costruito mezza discarica. Sìsì, hai fatto qualcosa: mezza discarica. Questo era il mio pensiero in merito a N.P. Libri per la massa. Ma anche per il resto. Il resto però è di una pochezza tanto...poca che non ricordo nemmeno la trama, o i concetti salienti del libro. Scivolano addosso come l'acqua sulla tela cerata. Altre foreste abbattute per nulla.

venerdì 23 aprile 2010

Sai che fumetti! - L'angolino dei fumetti che meritano

Cominciavo a sentire l'esigenza di uno spazio apposito per le letture fumettose, di cui, mio malgrado, purtroppo seguo poco. In primo luogo per la mancanza di soldi: i fumetti sono sempre più costosi e necessitano di una certa costanza per essere seguiti. Tanti li trovi solo nei negozi specializzati, magari salti dei numeri e devi comprarli tutti assieme, e volano i quattrini... insomma, è quello che definisco un po' un finger, lascio al libero arbitro del lettore la scelta di dove quel finger vada a finire per provocare tanto fastidio.
Poche sono le serie che seguo in questo momento, e sono:
- Cyborg 009, dal fantastico sapore vintage (dio solo sa quanto volessi sposare Joe Shimamura... almeno quanto McGyver). Sono ferma al numero 3, ogni numero è un salasso, ma ha la sovraccoperta lucida e la carta è ottima. E poi, vuoi mettere, ha sul dorso una cosa che mi fa impazzire: aggiungendo i volumi si forma una figura completa! Mamma mia che bello.

- Keroro, fumetto scemotto ma divertente, e poi avevo trovato tutti i volumi in offerta a un euro a giornaletto

- One Piece, devo ancora leggerlo, per gentile prestito di un amico (grazie Fab) su cui a tempo debito scriverò le mie opinioni

-More about L'Immortale - 2 L'Immortale, di Hiroaki Samura, attualmente da me fermo al volume 2.
Sì, lo ammetto: tutto il preambolo era il rullo di tamburi per arrivare con maggior enfasi a questo. Perché è il fumetto che ho sempre sognato. Il disegno è uno spettacolo. Come dire, qui mi mancano un po' i vocaboli... estremamente dinamico, privo della solita morbidezza da fumetto mainstream, tuttavia non rigido. Mi vien da dire pittorico, ma non è proprio così. E' uno spettacolo. Se disegnassi, vorrei farlo così. Non intendo dire che vorrei essere "così brava", ma che quello stile è ciò a cui tenderei ad avvicinarmi il più possibile. "Tratto graffiato", ho letto in giro. Io lo apro e godo. Io sto al secondo volume e... non è che me ne freghi molto della storia, che pure è bella. Non riesco ad andare avanti con velocità perché è troppa la voglia di godermelo.

Poi, il protagonista, Manji, è un ronin, e già questa sua condizione di reietto me lo fa stare simpatico. Ma è l'uomo che sono nei miei sogni. Rough, disincantato, coperto di cicatrici dalla testa ai piedi, di indole "buona" ma anima persa, e, finalmente, un uomo che non si fa fregare dalle donne. E nemmeno che cede, le usa e poi le butta. Nono.
Questo almeno fino al secondo volume. Ammetto di aver un certo timore nell'andare avanti: ho paura che mi venga smontato il mito di Manji. Lui no, è il protagonista perfetto. Però...non posso certo rimanere a sfogliare quei due numeri che ho.
Il secondo numero è zeppo di combattimenti (sì, sì!), con cui Hiroaki Samura se la cava non magistralmente, di più. I combattimenti più fighi che fighi che fighi.
Speriamo che continui così. Manji, non deludermi, non farmi ricredere pure tu come tutti gli altri protagonisti. Sei perfetto. Vai vai vai.

venerdì 16 aprile 2010

Varie 2

Sono rimasta molto indietro con l'aggiornamento dei libri letti. Cerchiamo di metterci al passo.
Ancora procedendo dal più "vecchio" al più recente, breve carrellata:

More about I bottoni di Napoleone I Bottoni di Napoleone
Questo è un libro da non perdere, per gli amanti e non della divulgazioni scientifiche. Si tratta di uno di quei libri con i quali puoi fare il figo al bar con gli amici raccontando loro che, ad esempio, lo stagno al di sotto di una certa temperatura tende a cambiare forma allotropica, disgregandosi lentamente e diventando dunque un mucchio di polvere biancastra. E non solo: con un viaggio attraverso alcune delle molecole più importanti nella storia dell'umanità, fra cui fenoli, coloranti, zingerone e cellulosa, solo per citarne un po', gli autori propongono una breve storia legata ad ognuna di esse accompagnata da curiosità sul loro comportamento e relative formule di struttura. Ciò che ho apprezzato dell'opera è stato proprio questo. Vedo la chimica un po' snobbata nel campo stesso della divulgazione scientifica, tanto intenta a far conoscere al pubblico supernovae, relatività, evoluzione ed equazioni che hanno cambiato il mondo. Per carità, tutto giusto. Ma la chimica? Eppure è dappertutto. Le formule di struttura sembrano più affini ai geroglifici che non il parlare di fisica quantistica. Gli autori del libro non si sono lasciati spaventare da questo, e hanno proposto le relative formule corredate di chiavi per imparare a leggerle, di modo da porre l'accento anche su cosa significa concretamente il fatto che un composto sia fatto proprio così. L'esempio più eclatante e ben fatto si trova nel capitolo dedicato alla seta, in cui è ben illustrato come essa riesca ad essere tanto liscia, lucida e scivolosa.
Pregevole anche il fatto di aver dato importanza alle affinità fra sostanze differenti e alla correlazione che queste possano avere in relazione alle proprietà delle molecole stesse.
Insomma, è un bel libro ben scritto da chimici -e si sente che sono chimici- che hanno, a mio avviso, saputo cogliere perfettamente cosa la chimica "ha da dire" anche a chi è più lontano dal settore.
Inutile dire che per chi, come me, ha scelto di fare della chimica il proprio settore di studio principale, è un libro da leggere ASSOLUTAMENTE ed il prima possibile, e da tenere nella propria libreria in consultazione.

More about Acido solforico Acido Solforico
Se ci sono libri a cui non riesco a resistere sono quelli sulle distopie. Generalmente mi terrorizzano e affascinano al tempo stesso. Anche Acido Solforico mi ha dato le stesse sensazioni. Questo è stato il mio primo incontro con la scrittura di Amélie Nothomb, che, di primo acchito, mi è sembrata un po' troppo secca, ma solo perché ormai ai romanzi d'introspezione fronzoluta ci avevo fatto troppo la bocca.
Questo romanzo reca con sé un messaggio di speranza che però, al tempo stesso, riesce a mettere i brividi. Lo scenario non è molto distante da quello della vita reale: una vita "normale" di una ragazza "normale", immersa in un mondo in cui spopolano i reality show, adorati, odiati e criticati ma sempre e comunque seguiti con passione, di qualsiasi passione si tratti. Repentina la cattura della giovane in una retata per l'abominevole Concentramento, il nuovo reality che simula -simula?- le condizioni di prigionieri e kapò in un lager. Si segue dunque la nuova vita di Pannonique come matricola anche con l'occhio di una povera, sciocca kapò, Zdena. Povera Zdena, non le pare vero di essere scelta, finalmente, per la prima volta in tutta la sua vita, fra tanti aspiranti per ricoprire un ruolo di responsabilità. In un climax di situazioni tremendamente surreali, fra vita e morte, fra l'istupidimento collettivo della droga televisiva e la trombonaggine ottusa e sensazionalistica dei giornali e dei media tutti, l'esito è la fine dell'incubo sancita proprio grazie ad un incredibile, inaspettato gesto di Zdena.
E tutto torna come prima: la normalità.
Mi ha fatto paura.
Non tanto la vicinanza della finzione alla realtà odierna. Sì, anche quello, d'altronde una delle caratteristiche più spaventose (e, torno a ripetere, affascinanti) della letteratura distopica è proprio la similitudine con alcune, se non molte, delle situazioni reali e tangibili.
La domanda, avvolta in una rada nebbiolina di disperazione, che mi è sorta spontanea al termine di questo libro è stata: "nelle mani di chi siamo?"
"Popolo, sei 'na monnezza!". Sì, Acido Solforico mi ha depressa e lasciato in bocca un acre sapore di sfiducia. Eppure, a pensarci bene, forse vorrebbe trasmettere il contrario. Chissà.

More about Buono da mangiare Buono da Mangiare - enigmi del gusto e consuetudini alimentari
Interessante libro, scritto dall'antropologo statunitense Marvin Harris, che si interroga su quali siano le vere cause (e concause) di tabù e preferenze alimentari. Si passa dalle vacche sacre indiane all'adorazione tutta made in U.S.A. per l'hamburger di puro manzo, dall'impurità suina al disgusto "occidentale" per la carne di cavallo, passando per intolleranze al lattosio, la predilezione per i pet sino al capitolo sul cannibalismo. Al di là delle solite anglo-americanissime considerazioni su quanto sia migliorata la nostra vita da quando mangiamo molta più carne -su cui ho diverse obiezioni e anche un po' di dubbi, pur non essendo fautrice del vegetarianesimo tout court- l'opera è molto interessante. Harris cerca di spiegare come ambiente, condizioni di vita e necessità dei vari "gruppi umani" abitanti in un dato luogo possano letteralmente forgiare, nel tempo, l'abitudine alimentare.
Ho notato poi che un filo rosso unisce le varie opere di saggistica che ho letto negli ultimi tempi: l'imperialismo e il colonialismo delle potenze occidentali. Suppongo che il picco arriverà con Orientalismo. Però, mi si permetta la bassezza linguistica, mamma mia che merda. Domanda banale e idiota, ma non riesce a balenarmi nient'altro in mente quando in qualche modo mi approccio al tema: com'è possibile? E soprattutto ora si continua a blaterare di debiti esteri e con nonchalance di cacciare gli immigrati fuori dai confini... Ma che cazz...? Sarà pur vero, e me ne rendo conto, che non è così semplice. Ma se invece fosse più semplice di come sembra?
Sì, quest'ultimo capoverso sembra privo di senso: è perché non voglio approfondire il tema. Sarebbe troppo lungo e non ho abbastanza basi. Ci lavorerò sopra. Ho molta voglia di contrassegnare ancora qualche post con l'etichetta I wanna revoluscion.
Insomma, tornando a Harris, fa veramente ri-brez-zo nel capitolo sul cannibalismo. Hai presente gli aborigeni col pentolone sul fuoco? Ecco. Peggio! Corpi divelti, braccia strappate, scene da blood and gore. Una schifezza abominevole. Per me che ho l'abitudine di leggere i libri mentre faccio colazione, è stata una vera sofferenza. Meno male che era alla fine del libro.

More about Stupore e tremori Stupore e Tremori
Eccomi alla lettura del mio personale secondo libro della Nothomb. Lontani dalle terribili e disumane atmosfere di Concentramento, ci immergiamo nella realtà lavorativa dell'azienda giapponese vista con gli occhi di Amélie, nata in Giappone ma vissuta in altre terre, tornata infine nel suo paese natale realizzando il sogno di lavorarvici. Il libro è chiaramente autobiografico e dunque ispirato a vicende di vita vissuta, seppure con un certo gusto iperbolico nel riportare gli eventi.
Queste cento pagine scarse sono fantastiche. Il suo stile tagliente, sarcastico, è unico. Amaro ma divertente al tempo stesso. Vorrei "demolire" con un "ma che cazzo stai a dì" l'opinione (tanto sto spazio è mio, si può fare, e aggiungerei "ah ah") di un'utente anobiiana che definisce il libro:

"Macchiettistico.Inopportuno: la denigrazione di una società, di una cultura, possiede sempre qualcosa di sinistro."

Nulla, e ripeto, nulla di più falso per quanto riguarda questo libro. Certamente, come ho già spiegato, la narrazione è iperbolica, caricaturale, irriverente, la mano è un po' calcata, ma dietro ad una caricatura si riesce a percepire la verità, senza contare poi intere pagine serissime in cui l'attacco all'aspetto "ingabbiante", lo definirei quasi calcificante -ingessante, come afferma la scrittrice stessa- della cultura giapponese è molto appassionato e concreto, e nulla possiede di macchiettistico. In particolar modo mi riferisco alle pagine in cui la scrittrice sferra un forte attacco all'educazione delle donne giapponesi. In quelle critiche, in quegli attacchi, c'è invece tutt'altro che la denigrazione di una società: io ci ho visto tutta l'amarezza della critica più difficile, quella nei confronti di un paese che si ama (noi italiani dovremmo conoscerla bene). O forse del Giappone va solo contemplata la delicatezza delle maniche dei kimono inumidite da lacrime di dame, ammirata la bellezza dei sakura in fiore, esaltato l'onore dei samurai? Vogliamo continuare a sbavare sui tatami o immergerci seriamente nel confronto con una cultura altra?

More about La cacca La cacca - storia naturale dell'innominabile
Ahahah! E' bellissimo. Si tratta di un libro illustrato dal formato bislacco, con copertina cartonata ed illustrazioni simpaticissime, dedicato al principale prodotto di scarto solido animale.
C'è un po' di tutto: dal suo colore al perché alcuni animali se la mangiano, c'è la sua forma e consistenza in relazione alla quantità d'acqua contenuta, c'è anche un piccolo corollario di guinness dei primati (c'è persino un animaletto che non la fa! Si chiama effimera, poverina, vive un giorno solo, e in questo giorno deve pensare a trovare il partner, accoppiarsi e riprodursi, figurati se trova il tempo di produrre cacca).


Sono stata AFFATTO breve. Ad ogni modo, termino questo post, perché con i libri successivi ho iniziato un altro percorso di letture libresche a cui volevo interessarmi da tempo e a cui dedicherò uno spazio a parte.