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sabato 13 ottobre 2012

Nota flash

Forse trovo Addio Babilonia su un sito di compravendita libri. Hanno anche La fortezza di Farnham e L'esercito delle 12 scimmie ma aspetterei. Il primo costa 2 o 3 euro, fattibile.
Il seme inquieto l'ho trovato in biblioteca Marconi Via Cardano 135. 
Morte dell'erba (ecco il titolo corretto) l'ho trovato in ebook. 
Nessuna tregua con i re non si trova, ma quello che ho letto di Poul Anderson non mi è piaciuto tanto da voler cercare questo libro in maniera così disperata. 
Metro non m'aregge. Non ora. il secondo ce l'ho in ebook, comunque. Il primo magari l'anno prossimo me lo cercherò in qualche biblioteca. 
Picnic sul ciglio della strada n.p. , si vedrà. 

Nuove sfide per il 2013: pirati, evviva! Sono riuscita a farmela approvare.
Sfida libri sul cibo
Sfida ebook (in background)
forse una sfida bibliografica, autore da decidere
Sfida space opera uomo vs alieni (circa 5 libri per iniziare, poi si vedrà)

Forse un'ultima da definire.

venerdì 20 agosto 2010

Pirati! Ancora!

A parte qualche intermezzo, qui si veleggia ancora sulla rotta della Tortue.
More about La clessidra del potere Questo libercolo l'ho acquistato, si dice, per regalarlo a mia sorella, pur sapendo che mia sorella preferisca di gran lunga dedicarsi con passione alla ri-ri-ri-ri-ri-lettura di fumetti manga quali Ransie La Strega, Card Captor Sakura, e ultimamente Sei il mio cucciolo. Il suo hobby preferito era consumarne le copertine, tenendole ben salde tra le sue dita sudaticcie, sino a farle divenire una sorta di poltiglia. Se non fossi riuscita a toglierle questa malsana abitudine, il suo destino di lavoratrice in impianti di riciclaggio carta con metodi biologici sarebbe stato assicurato. Ad ogni modo, l'ho davvero acquistato per regalarglielo. Credo che, data l'età, riesca ad apprezzarlo più di me.
Avevo voglia di leggere una ragazzata, un libricino scorrevole, tanto per distrarsi. E l'ho persino scelto con elementi fantasy (sì, aborro il fantasy: lo considero il più grosso secchione di spazzatura letterario). E ha ben risposto alle mie aspettative. Lo potrei definire come una semplice sommatoria: Monkey Island + Resident Evil + L'Isola del Tesoro.
Monkey Island perché il cattivone cattivo cattivo della storia non riesco a non immaginarlo come una sorta di LeChuck: anche un po' grottesco nel suo essere nero, malvagio e senza pietà, capo di un esercito di non-morti e capace di terrificanti incantesimi di magia nera (vudù? Ci starebbe bene!). Una macchietta.
Resident Evil perché di zombie ce ne sono un fottìo, e affamati. E puzzolenti. Divertente.
L'Isola del Tesoro perché il protagonista è il solito ragazzino sveglio, che si caga sotto ma alla fin fine mostra coraggio, più coraggio di quanta ne richieda la sua età, e riesce a farsi amare ed accettare dalla ciurma di adulti e bla bla bla bla.
Non mi aspettavo una grossa caratterizzazione dei personaggi e fortunatamente non l'ho trovata. Speravo in un maggiore lavoro di approfondimento sulla realtà quotidiana di una nave. I romanzi pirateschi sono zeppi di terminologia esclusivamente marinaresca, e qui l'unico termine tecnico che ho incontrato è stato "barra del timone"... va bene, sarebbe uno spunto per imparare cose nuove, ma d'altronde il libro è destinato ad un target d'età decisamente più basso delle mie due decine e mezza, ci rinuncio tranquillamente. Diciamo che, fino al penultimo capitolo, non volevo essere impietosa. Volevo uno svago semplice, leggero e piratesco e l'avevo trovato.
Poi, il Karnar.
Un mostro marino che sbuca fuori come un perfetto quanto inutile deus ex machina, senza background definito, viene, appare a buffo, salva la masnada di pirati buoni e di sani principi ed altrettanto a buffo scompare. È perché odio il fantasy? È vero, ho le mie riserve, ma, davvero, questo era un espediente narrativo che definirei raffinato quanto un sonoro e pieno rutto di un conferenziere al microfono. Semplicemente messo ad minchiam. Discesa vertiginosa del giudizio.

More about Il Corsaro Nero Si potrebbe etichettare con la dicitura "piacevoli sorprese". Non avevo letto mai niente di Salgari, e pensavo di essere ormai troppo attempata per apprezzare le sue opere, un po' come mi è successo per L'Isola del Tesoro di Stevenson. Un libro piacevole, questo, ma a tratti poco vivido e lento in alcuni punti. Forse il fatto che il protagonista sia il solito ragazzino di giovanissima età (nella mia immaginazione opportunamente sostituito da una ragazzina in incognito, ma non cambia nulla) oramai mi mette un po' a disagio. Per inciso, Long John Silver, alias Porco Arrostito, s'è poi rivelato il personaggio più interessante del libro e non vedo l'ora di approfondirlo.
Tornando al Corsaro Nero, s'è rivelato essere di gran lunga al di sopra delle mie aspettative. Un libro per ragazzi di ogni età, senza ombra di retorica. Il protagonista ha tutte le caratteristiche distintive dell'eroe: nobiluomo, cavaliere, pietoso, eppure... Eppure, con quella sua aria funerea, lugubre, è circondato di quella cupezza da tenebroso che a prima vista lascia spiazzati in un personaggio tanto positivo, fiero e di saldi principi.
La chicca è il cammeo del giovane Morgan, comandante in seconda del Corsaro Nero, evento salutato con entusiasmo dalla mia immaginazione. Senza fatica l'immagine del Morgan della Santa Rossa è stata riutilizzata qui, "fittava" (come si dice in italiano?!) perfettamente: per me è stato meglio che guardare un film. Strepitoso.
Le descrizioni naturalistiche di paesaggi, fauna e flora sono vivide ed impeccabili, così come quelle di eventi, dalle battaglie navali all'emozionante uragano presso le coste delle piccole Antille, fino al palpitante amorazzo fra il Corsaro e Honorata, che credevo che il libro me lo facesse calare, e invece...
Non l'ho ancora terminato, ma mi sono ritrovata ad aver letto 160 pagine in due giorni. Da rimanerci con gli occhi sgranati. Fantastico! Entusiasmante! Vivido!

C'è dell'altro
Amélie Nothomb - Metafisica dei tubi, Le Catilinarie, Né di Eva né di Adamo
Perde un po' di punti questa scrittrice, nella mia classifica personale. Sembra come se, quando il contenuto delle sue opere sia privo di palese piglio critico o polemico nei confronti di alcuni meccanismi sociali, esse diventino prive della verve che mi aveva conquistata precedentemente. Se si concentra sulla sua autobiografia senza contestare nulla, mi risulta antipatica.
Niente di che per questi tre libri (il primo parla della sua infanzia, il secondo è un racconto un po' angosciante ma carino, forse il più rilevante fra i tre, il terzo narra della sua storia d'amore, se così la si può chiamare -koi, non ai, precisa lei- con un ragazzo nipponico), a parte un viscerale odio per le carpe che personalmente non condivido.

Yukio Mishima - La dimora delle bambole
Un libro di quattro o cinque racconti brevi, degni di menzione. Si tratta di racconti giovanili, antecedenti al romanzo "Confessioni di una maschera". Come al solito Mishima sa incantare il lettore, con quella comunione che fa sbocciare fra i suoi personaggi e la natura che li circonda, che sembra riflettere i loro stati d'animo e farsi portavoce dei loro turbamenti. Eppure sembra sempre sovrastarli, o prendere vita come personaggio a sé stante.
Bellissimo l'ultimo racconto, "Biglietti", intriso di un'atmosfera macabra di gusto tipicamente nipponico. Un po' lento "Il Principe Karu e la principessa Sotori" ma molto gradevole soprattutto per l'ambientazione nell'antico Giappone. Tutti comunque molto delicati e dall'atmosfera come di nebbia, quasi onirica, ma minuziosamente studiata (non incompiuta, ingarbugliata, inutile e senza ombra di raffinatezza come può esserlo quella di una Banana Yoshimoto, ad esempio).

Mary Roach - Stecchiti. Le vite curiose dei cadaveri
Di rado abbandono un libro, perché se non mi piace devo conoscerne l'intimo motivo, meditarci sopra, rimuginarci ed andare a fondo nello schifo che fa o nella sua insulsaggine.
Qui non ce l'ho fatta. E l'ho pure ordinato io in biblioteca.
È un libro di divulgazione scientifica anche ben scritto, con toni fra il serio e il faceto ma mai irrispettosi, che si propone di esporre al pubblico come i cadaveri hanno contribuito, volenti o nolenti (prima di passare fra i più, ovviamente), all'avanzare del progresso dell'umana specie. Prove tecniche di crocifissione o di interventi chirurgici, furti di cadaveri per dissezioni, collaudi d'automobili, ricostruzioni d'incidenti aerei (ho trovato un ulteriore motivo per non imbarcarmi in quei demoniaci tubi di metallo), trapianti di testa... svelati tutti i segreti della decomposizione. BLAAAAAAAAAAAAAAH! Non ce l'ho fatta, speravo di finirlo in fretta, ma madonna mia... niente, niente, non ci sono riuscita.
Mi sembra di aver rivissuto l'esperienza della visita al museo anatomico organizzata dalla docente universitaria di anatomia. Prima di entrare ero curiosa, tutta spavalda e anche un po' cazzona. Salvo poi uscire di lì con, dinanzi agli occhi, immagini di fettine umane, esseri micro e macrocefali in formalina, crani sezionati e nervi messi allo scoperto, con il colorito di un panno candeggiato ed in preda a conati e barcollamenti sospetti. Oltre al danno, la beffa: i colleghi più scettici uscirono dal Forlanini assolutamente entusiasti dell'istruttiva (per me distruttiva) visita.
Niente, per me il post-mortem è un tabù disgustoso, macabro e triste che posso affrontare solo attraverso la distanza del fantastico: ben vengano zombie, vampiri, uomini scheletro o fantasmi, ma la scienza della morte no, proprio no. Grazie per averci provato.

Bobby Henderson - Il libro sacro del prodigioso spaghetto volante
È la risposta più bella mai inventata alle scempiaggini dei creazionisti. Scritto da un fisico, si tratta di un vero e proprio libro sacro, con tanto di brochure da fotocopiare e distribuire per accaparrarsi proseliti e articoli (pseudo) scientifici di supporto alla neoreligione del Pastafarianesimo, ossia dei seguaci del Flying Spaghetti Monster (tradotto con Prodigioso Spaghetto Volante, in breve PSV). Si tratta in sostanza di una risposta a tono a chi avesse chiesto di introdurre l'insegnamento della "teoria" creazionistica a fianco di quella evoluzionistica. Volete insegnare il creazionismo nelle scuole? Bene, esigo che anche la creazione secondo il Pastafarianesimo venga insegnata, ha la stessa identica dignità e gli stessi fondamenti scientifici. L'ho trovato per caso in biblioteca e non potevo lasciarlo lì, né evitare di acquistarlo per regalarlo al primo amico che compiesse gli anni di lì a breve. È semplicemente geniale. Ogni evento naturale ha una spiegazione "logica" in funzione ovviamente del PSV, così come i seguaci del disegno divino ne trovano una buona per il loro dio qualsiasi esso sia. E, manco a farlo apposta (sarà un divino segno d'elezione del PSV, un suo prodigioso messaggio?), il suo popolo eletto sono... i pirati! E così viene dimostrata, attraverso la simulazione SPADA, la stretta correlazione fra la diminuzione del numero di pirati e il riscaldamento globale, provocata da un diminuito upwelling delle acque marine; vengono fornite prove matematiche, ontologiche e manageriali dell'esistenza del PSV; la gravità viene minuziosamente spiegata con l'azione delle Sue appendici pappardellose... e così via.
In His name we pray, Ramen.


venerdì 16 luglio 2010

Di librerie, di fesserie, e di bicchieri di rum per conforto. Nulla di serio.

Flash 1
Capita, che hai voglia di spararle, le fesserie, certe volte.
Sai cosa? Che ho trovato il mio libro perfetto. Pensavo non esistesse, invece l'ho letto! Ma mi sono innamorata del libro o del protagonista? Chissà, forse entrambi, ma d'altronde senza quel protagonista non sarebbe lo stesso libro.
Ok, del protagonista.
Chissà se ci pensava, John, che mandando alla stampa quella sua opera avrebbe tanto fatto girare la testa ad un'idiota dall'altra parte del mondo diversi decenni dopo, anche parecchi anni dopo essersi goduto il viaggio con Charley.
E così, con questo Henry Morgan fra le cervella, non riesco a godermi le letture successive. Me ne sono procurata di piratesche, ho pensato, bè, se non Morgan, qualche altro o altra ce ne sarà, di personaggio avvincente, in cui immedesimarsi, no?
E' che non ho voglia di scoprirlo. Perché Morgan e Morgan e Morgan e sto cazzo di Morgan... è una dichiarazione d'amore. Ahoy, love ya, Henry Morgan. Vorrei rileggere quel libro. Lo avessi fra le mani lo stuprerei. Reato di stupro di libro. Lo leggerei e rileggerei mille volte e mille ancora. Lo sdrumerei. Con le pagine di carta velina, lo farei diventare, con la copertina sciolta e semidistrutta, che non si vede l'illustrazione, con le sottolineature delle parti più belle e le orecchie, di elefantiache proporzioni, ne strapperei le pagine somme per ristamparle in grande e riattaccarle lì. Lo farei mio.
Vi amo, cartacce stampate di fonemi che non siete altro, ma fonemi messi nel modo giusto, come la frequenza di risonanza, toh, beccata, è proprio lei, è lei, non una virgola spostata a destra o a sinistra, sà?
Ah, sudo. No, non è la potenza dell'amore. Credo sia l'alcol. E credo sia luglio. Shiver me timbers!

Flash 2
Nah, basta cazzate. Parliamo di cose serie.
Per esempio: quando ti senti spinto a comprare una doppia copia di un libro che hai già, e che per giunta hai acquistato tu poco tempo prima, solo perché "l'edizione è graficamente più accattivante, guarda qua, è fantastico, mi spinge a leggerlo che è un amore! Mi grida: -Comprami! Avrai più piacere nel tenermi fra le mani! Le mie pagine scorreranno più facilmente dinanzi a te, sono scritto più grande, sono più carino, compatto, e la mia veste grafica è fatta apposta per infinocchiar... ehm, rendermi gradevole ai tuoi occhi. Sù, cosa aspetti? Prendimi, ORA! -".
L'ho preso, cazzo.
Maledetto Mucca Design.
Ah, grafici, stirpe impura, servi del potere e del dio denaro, mi avete fregata.
O è puro nerdismo di stampo bookaholic, o sono un'idiota, o entrambe le cose.
Però... quel libro diceva tutte cose vere! Nelle mie mani brilla! E' così bello! Sono così CONTENTA di averlo acquistato!

Flash 3
Avast ye! Letture piratesche in arrivo.
Io cerco di dividere i miei percorsi di lettura in filoni; è che in due o tre anni questi aumentano che non so, che devo fare per amministrarli?
Il filone Giappone continua ad arricchirsi grazie all'abbondanza scialacquata dell'ultimo periodo. Il mio problema è che i libri che compro li leggo dopo perché ciò che mi dico è: "bene, ora è tuo. Vedi di 1) godertelo. Non divorare... con parsimonia, dai, con parsimonia 2) tenertelo caro. Ce l'hai qui... non è piacevole fremere d'attesa? Lo puoi leggere quando vuoi. Goditelo. Passaci davanti, guardatelo, carezzatelo, compiaciti di averlo." Poi và in biblioteca e prendine in prestito un altro, prima che uno stronzo ti freghi il titolo che hai adocchiato. Poi, quelli lì, quelli della biblioteca... sono di tutti. Bella cosa, pensi? Insomma. Te ne stai convincendo. Quelli lì, te lo dico: sono puttane. Una botta e via. Li restituisci, pronti a darsi a qualcun altro. Con le copertine stropicciate dalle mani di chissà chi... No, te lo dico io... tu te li devi godere. Devi averli.

Mmm... credo abbia un nome. Penso si chiami avidità.
Ho divagato dal punto tre - sottotitolo: letture piratesche in arrivo. Riproviamoci.

Flash 3bis
Avast ye! Letture piratesche in arrivo!
More about L' isola del tesoro. Ediz. integrale mi sembra sia un caposaldo. Soprattutto alla luce del fatto che l'esimio John Silver è stato ripescato dall'universo dei personaggi letterari e collocato in una serie di sequel, prequel, e sim. Tendenzialmente le considero mere operazioni commerciali, tuttavia... basta, basta con questo noiosissimo piglio polemico, non mi fa godere nulla, voglio solo imbarcarmi, issare le vele e segnare la rotta. Ciao.
(Lo riconosci il design accattivante della copertina? Eh, eh?)
Avevo provato a leggere la copia della put... ehm, della biblioteca, ma innanzitutto era lontana miglia dalla bellezza minimale di questa fantastica edizione (casa editrice, ehm... Bur Ragazzi), poi era scritto in pulcesco, e poi ancora, non so come, non mi scorreva. La grande nota di merito di quell'edizione là - edizione edita da L'Unità- tuttavia, è la prefazione di Lidia Ravera, che si rammarica, delusa, di come queste fantastiche avventure, esulanti dalle noiose e quotidiane quattro pareti di casa, siano prerogativa assoluta degli uomini. Di come la madre di Jim, dopo aver preso l'audace decisione di tornare indietro, verso la sua locanda, sottoponendosi al rischio di incontrare quei brutti ceffi che tanto filo da torcere avevan dato a Billy Bones, poi non riesca a far altro che... svenire. Scupper that! Ma vaff...! Ye cowardly swab!!
Maledetto Stevenson! Sai cosa? Me lo leggo a modo mio, io. Niente Jim. Al suo posto c'è già una ragazza. Ah, libri, vascelli per la fantasia. Tutto sommato, fino ad un certo limite, puoi aggiustarteli come meglio credi. E' il loro più grande pregio. Tiè, Stevenson.


More about La vera storia del pirata Long John Silver Questo John Silver deve essere proprio un personaggio pieno di verve...

More about Long John Silver vol. 1 - Lady Vivian Hastings More about Long John Silver vol. 2 - Neptune
Uhmmm... come prima, ma a fumetti.
Me l'hanno consigliato tramite quel luogo di perdizione che è Anobii. Intanto, posso dire che la tavole sono, come dire... cazzute? Suona maschilista? Chissenefrega... Gradisco molto i disegni.

More about Storia della pirateria Siccome John Silver ha un po' nauseato, ho anche scelto un testo meno leggendario. Abbiamo anche bisogno di un po' di realtà storica, ogni tanto.

More about Tortuga Non è mio, ma l'ho regalato io. Un anno fa. E quest anno il seguito, Veracruz. Suppongo che il prossimo anno mi toccherà regalare anche l'ultimo volume della trilogia. Il mio saggio ma parzialissimo prof di storia e filosofia soleva spesso affermare che si regala agli altri ciò che noi vorremmo ma in versione più scadente. Per quanto riguarda me sembra proprio non valere, infatti poi rosico di non aver acquistato le stesse cose per me (e secondo me non valeva nemmeno per lui, regalava tutto e poi se lo ricomprava... almeno lui però se le ricomprava). E sì, va bene, è avidità, è avidità. Ma guardala... è vero che questi Mondadori col dorso giallo son fatti praticamente di bristol color ecrù tagliato malissimo... però guarda che bella copertina, col teschione e gli inserti dorati!
Ok, accantoniamo ancora una volta le cretinerie. I lettori di Tortuga mi hanno riferito che la ricostruzione storica sia degna di nota. Avvertenze prima di iniziarlo: abbandonare fantasie romantiche di sorta. Pirati brutti, sporchi e cattivi.

Bollettino terminato dopo tre giorni di patema d'animo (a quanto pare, Chrome proprio non sopporta tenere assieme aperte le schede di Anobii e qualsiasi cosa faccia parte del circuito blogspot).




lunedì 21 giugno 2010

Ahrrrr.

E una bottiglia di rum per conforto.

Mi vanno di moda i pirati.
Come al solito inizia tutto per caso, forse per colpa di Uàn Pezzo, forse e non da meno perché le febbri me le lascio attaccare volentieri (qualche ottuso la chiama "personalità di pongo"; io la chiamo invece "meravigliosa passionalità", strumento assolutamente indispensabile ad un curioso degno di questo nome).
More about One Piece One Piece è un manga che mi ha assolutamente rapita. Purtroppo sono attualmente in stallo, ho decisamente troppo materiale, fumettistico e non, da leggere in contemporanea, ma poco male: divorare non riempe panza.
Probabilmente, nelle mie personali classifiche, possiede la miglior caratterizzazione dei personaggi che io abbia mai scovato in un manga mainstream. Tutto sommato è facile cadere negli stereotipi: "fragga fragga" vende bene, meglio se con le pin-up dalla personalità di un panetto di burro (Bakuman insegna), meglio ancora se ci infiliamo un po' di valori ancorati al tradizionalismo. Oda, almeno fino al quindicesimo volume, non ci riesce proprio!
Primo, i protagonisti sono pirati. Il pirata è un ribelle, un autonomo, un uomo libero, un anarchico, uno con regole non dettate dall'istituzione, malvisto dalle classi dominanti. Spesso, un cattivo. Ci sono i contrasti col Governo Centrale, per adesso ancora da chiarire, ma che contribuiscono a dar rilievo al loro status di dissidenti.
Secondo, la fantasia di Oda è senza limiti. Il suo senso del fantastico rende le sue tavole divertenti come poche. Dall'uomo dai capelli afro racchiuso per vent'anni nel forziere ai bislacchi effetti dei frutti del diavolo, tutto è assolutamente spumeggiante, di una creatività unica.
Ultimo punto a suo favore, certamente non in ordine di importanza, la già citata caratterizzazione dei personaggi, in particolar modo delle donne. Fumetti mainstream come Naruto, ad esempio, riescono a costruire personaggi maschili anche secondari di un certo rilievo od originalità, ma lo stesso non si può certamente dire che valga per le donne. In One Piece le figure femminili sono assolutamente alla pari, e le donne vengono mostrate in tutte le umane differenze che le distinguono le une dalle altre. Persino, udite udite, nell'abbigliamento. Le donne di One Piece soffrono per qualcuno che non sia un maschio amore perduto o anelato, FINALMENTE esprimono a chiare lettere cosa possa significare avere alle calcagna l'ombra di un uomo che lo stereotipo vuole diventi più forte di lei, e combattere quest'ombra e questo stereotipo (Kuina, nella sua breve apparizione in flashback, ha un grande ruolo), sono avide, sono fraterne (guarda caso, parola con radice maschile), non sempre tettone, sono addirittura navigatori. Nami osserva il mondo, disegna carte, elabora piani, è VIVA, e di vita sua propria, che vive innanzitutto in funzione di se stessa, finalmente.
Nota di merito ENORME al signor Oda per questi primi 15 numeri.


More about La Santa Rossa Altra opera, altri pirati. Ecco quelli di Steinbeck, autore a cui "qui" non ho reso affatto giustizia. Ho divorato sette suoi libri in meno di due mesi negli ultimi tempi, e avrei continuato se avessi avuto altro della sua produzione a mia disposizione. Ne ho parlato poco, perché di poche parole necessitano i capolavori. Su questo piratesco romanzo di formazione però, schizzato in vetta alla mia personale classifica, vorrei spendere due parole.
Mi comincia un po' in sordina, con quest'atmosfera un po' mistica della campagna gallese in cui vive il giovane Morgan, e queste due figure femminili che lasciano a desiderare, Mamma Morgan e la giovane Elizabeth; l'una assolutamente limitante nei confronti degli aneliti del giovane Henry, se vogliamo anche un po' ottusa nella sua quotidianità e staticità. L'altra, un mero ideale, esempio di virtù femminile, la bella del protagonista. Poi, in un crescendo, si dipana la vita di Henry Morgan, prima venduto a sua insaputa come schiavo a Barbados, poi costruttore della sua vita da pirata. Uomo solo, senza amici, di soli amori carnali e fugaci, è investito completamente dal fiume in piena dei suoi sogni: la conquista senza sosta di terre, tesori, spingendosi oltre ed ancora avanti, in un'infinita ed implacabile tensione verso l'infinito. Eroe romantico, l'acme del suo sogno si incarna nella figura della Santa Roja, una donna bellissima e dalle eccellenti virtù che si dice viva a Panama, la Coppa d'Oro dei possedimenti spagnoli. Raduna un'enorme ciurma, la sua fama è ormai giunta alle orecchie di tutti. Elegge il giovane Coeur-De-Gris a suo unico amico. E corre verso Panama.
L'acme del sogno dell'eroe romantico è una contraddizione in termini. Non corrisponde affatto al massimo piacere: è il momento in cui il castello, rovinosamente, non può far altro che sgretolarsi. Cadere al suolo. E così è. Morgan perde il suo occhio fanciullo, il suo animo ribelle, la sua essenza di pirata. Cede se stesso alle istituzioni e alla pace della vita tranquilla e ritirata. Il velo di Maia non è più sui suoi occhi... o forse essi ne sono improvvisamente annebbiati?
Forse non c'è differenza, ma mi piace di più la seconda opzione.
Il climax ascendente possiede, nel libro, dei momenti di unico lirismo.
Il personaggio di Coeur De Gris è solo da amare, ed i momenti dei suoi dialoghi con Morgan sono i più salienti di tutto il romanzo. E Henry ama Coeur de Gris, di un amore collocato a metà strada fra quello per un compagno e l'amor proprio. Coeur de Gris appare in funzione di Morgan, perché altro non vedo in lui che uno specchio, il suo doppio, parte di lui. Ho visto il giovane spadaccino farsi coscienza del capitano nella bellissima scena dell'estenuante camminata verso Panama, in cui Coeur de Gris, delirante (o no?) per il sole ed il caldo, mostra a Morgan ciò che egli è veramente, un uomo come tutti. Cosa che Morgan non riesce e non vuole accettare, preferisce di no, tanto rapito dal vortice della sua passione cupida. Cupida di cosa, poi, non lo sa nemmeno lui. Semplicemente, non è capace di godere del presente.
Non accetta che ognuno possegga dei sogni, non accetta di non sentirsi diverso, tanto da arrivare al tragico gesto della scena, forse, più patetica del libro: Morgan, col cuore praticamente in tempesta per via dei recenti avvenimenti, fra cui lo shock per l'incontro con una "banale" Ysobel -una Santa Rossa che poi così santa non è- senza nemmeno pensarci, preme il grilletto e spara al petto della sua inascoltata coscienza. Uccide Coeur de Gris, uccide parte di se stesso. Ma, paradossalmente, uccide di se stesso quella parte sognatrice, insaziabile, romantica e assetata di desiderio che l'ha reso quel gran personaggio che è stato.
Il declino è inevitabile, ed inevitabile è la sua "conversione" a corsaro. Il denaro e l'inutile ciarpame dorato acquistano improvvisamente il valore che prima Morgan non riusciva a percepire. Diventa parte dell'istituzione, combatte la pirateria, manda al patibolo per il governo i suoi stessi compagni. Vita e morte di un eroe romantico.

Se dovessi dare un voto a parole a questo libro, scadrei nella banalità più infima. Bellissimo, stupendo, meraviglioso, ecc. ecc. Un'opera travolgente. Questo Morgan mi ha rapita. Me lo vedo, che guarda il mare verso Panama, godere del piacere del desiderio di mettere le mani su un sogno. E bada, il piacere non è la sua realizzazione. La bellezza è nel desiderio e nel sogno, solo nel desiderio e nel sogno. Banale è anche la conclusione ultima: in questo Morgan mi ci riconosco un tantino. S'era capito? Bè, chiedo venia per la scontatezza. E per il sentimentalismo del commento. Mi sono innamorata di un libro, bè, NON SI PUO'?
Tzé.