In verità, già il primo tankobon mi ha scossa di brividi, e non me l'aspettavo. No, non erano i brividi d'impazienza che mi han fatta sussultare in Death Note... alla fine del volume, ero felice. Felice di essere donna in un paese europeo.
Sì, sembra estremamente presuntuoso uscirsene con una tale frase. Ma, d'altronde, i protagonisti del "sogno nipponico" narrato nel manga, quello di divenire mangaka, come ti sbagli, non potevano che essere maschi. E nel seguire i loro pensieri e i loro squarci di vita, nonché i loro rapporti con le ragazze, ho scoperto cosa significhi davvero la perfetta coincidenza:
Ma il nipponico maschio, lui non è un represso. Non viene distrutta in lui, fin dalla più tenera età, qualunque traccia di ideale. Possiede uno dei diritti umani fondamentali: quello di sognare, di sperare. E lo usa. Immagina mondi chimerici in cui è libero e padrone di se stesso.
La giapponese non ha questa fortuna, se è stata ben educata, come nel caso della maggior parte di loro. E' stata per così dire amputata di questa facoltà essenziale.
(Amélie Nothomb, "Stupore e Tremori")
Sì, è vero che anche quella scopa di protagonista femminile presente nel manga condivide, in un certo qual modo, il suo sogno con i mangaka in erba. Ma è un sogno che esiste in funzione di loro. E non ha la forza del sogno degli uomini. Perché? Il sogno della signorina (che porta lo stesso nome dei fagioli rossi giapponesi), quello di divenire una doppiatrice di anime nonostante la sua esagerata timidezza, esiste in quanto premio. Ma, figurarsi, non premio per se stessa: la realizzazione del suo sogno è legata alla promessa di darsi in sposa a uno dei giovani protagonisti. E questa è la cosa più significativa che afferma in tutto il volume. Per il resto, l'abilità della donne, si sa, consta principalmente nel rendersi invisibili, e lei ci riesce benissimo. Si nasconde dietro alla mammina se incontra il suo amoroso, arrossendo; pone come condizione al suo bello quella di non comunicare affatto fino a quando non si saranno completamente realizzati; fa parlare di sé come una ragazza educata in maniera impeccabile.
Di lei, l'aspirante sceneggiatore e studente modello Takagi, ecco cosa afferma:
Anche il suo sogno da doppiatrice. Ho l'impressione che abbia scelto un sogno normale per una "ragazza" come lei e adesso se lo stia godendo. Non sente la pressione del futuro come noi. [...] E ciò a cui aspira di più una "ragazza" è diventare una bella moglie, non fare carriera. E anche da sposata, come si conviene a una "donna", continuerà a mantenersi carina ed educata. Ma non per calcolo, le viene naturale, ed è per questo che secondo me è cento volte più intelligente di Iwase, la più brava della classe.
Quel fascino [di Azuki] è il risultato della ricchezza della sua famiglia e del suo cuore, una grazia che è frutto della sua intelligenza.
La verità è che, rileggendo il passo, le mani mi sono diventate fredde. Non solo è palpabile l'impronta estremamente maschilista che a quanto pare è una delle colonne portanti della società nipponica. Bakuman è un realistico spaccato dei sui difetti peggiori. Takagi non fa che parlare di ereditarietà. Ecco l'immobilismo sociale. I ragazzi decidono di sfondare all'età massima di 18 anni. Ecco l'inutilità dell'età di mezzo. Realizzandosi, diventeranno veri uomini. E affiora continuamente il maschilismo.
L'intento del fumetto parrebbe quello di scuotere le coscienze presentando loro un messaggio di speranza: "Vuoi diventare un banale impiegato?" chiede Takagi al suo compagno disegnatore. Mashiro, dal canto suo, riflette molto sul grigiume di quello che sarebbe il suo "percorso obbligato", il cammino già scritto per diventare l'obbediente formichina: studiare con dedizione, fare bella figura agli esami di ammissione, iscriversi a un ottimo liceo e ad un'università prestigiosa. E decide la sua personale ribellione: realizzerà invece il suo sogno. Trova la comprensione di chi pensava non lo avrebbe mai aiutato, mentre OVVIAMENTE sua madre, che è una donna, non può capire (citazione letterale), rappresenta l'unico ostacolo familiare, per fortuna abbattuto da subito, alla realizzazione delle sue speranze.
Insomma, un manga che si presenta rivoluzionario e verde di speranza, ma che di fatto è inzuppato fradicio di contenuti retrogradi, conservatori, tradizionalisti, in una parola sola PESSIMI. Ciononostante, col beneplacito di chi cortesemente me lo presta, continuerò la sua lettura. I manga sono letture sottovalutate, ma sono un contributo preziosissimo alla ricerca antropologica. Forse riusciremo a scoprire, in occidente, verso quale direzione si sta muovendo (se lo sta facendo) il popolo giapponese. Spero per loro, comunque, che sia almeno un po' meglio di ciò che immagino.
Fortunatamente, qualcosa d'altro è possibile. E di quel qualcosa d'altro scriverò a breve. Con entusiasmo.
Eppure, il Giappone, un po' come l'Inghilterra vittoriana conta tantissime fumettiste donne, molte di grande successo (CLAMP prime fra tutte che in 20 anni avranno venduto qualcosa come 60 milioni di volumetti), cosa che invece non accade nel resto del mondo, ove a parte rare eccezioni il fumetto al femminile è rarissimo e le donne fanno ancora da manovalanza.
RispondiEliminaIl fumetto di "formazione" femminile praticamente non esiste da nessuna parte, un po' come se le donne non sognassero, non avessero più ambizioni se non quelle di conquistare il belloccio di turno.
L'ultimo fumetto che parla della crescita sentimentale e professionale di una ragazza che ho letto è una commedia, che non verrà mai pubblicata in Italia e s'intitola Skip Beat! In Giappone è un successo spaventoso di vendite, tanto che ogni volume se la batte con grandi titoli come Naruto o Bleach, e tanto successo non è un mistero, le ragazze Giapponesi sognano, eccome se lo fanno, sognano l'amore (che tanto manca loro, poverine) e sognano la realizzazione professionale...solo che ai maschi e ai loro fumetti (perché Bakuman è pubblicato sulla stessa rivista, appunto, di Naruto e Bleach), non frega nulla.
L'anonimo di prima ero io.
RispondiEliminaSerena
Una sola cosa, al di là della domanda "è peggio il Giappone che se ne frega delle ambizioni femminili e tenta di incorsettarle (anche se succede ovunque) o peggio l'Europa che queste belle cose non ce le fa arrivare?".
RispondiEliminaOne Piece (che è il "qualcosa d'altro" a cui mi riferisco), che fino ad ora mi ha letteralmente entusiasmata per varietà di figure femminili, poteri strafighi in mano a donne, ruolo fondamentale di alcune di loro e caratterizzazione con parametri praticamente maschili (leggi: umani, ovvero ESISTONO personalità diverse tra loro finalmente), è pubblicato su Shonen Jump? Se sì, COME è possibile? :p
Sono ancora al 15 e spero non mi cada, fino ad ora però è positivamente atipico.