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mercoledì 17 ottobre 2012

Non aprite questo libro!

Come si desumeva da uno degli ultimi post a tema sfida post-apocalittica, abbandonare l'universo de L'Ombra dello Scorpione non è stata impresa facile. Mi sono concessa l'intermezzo del "racconto lungo" di Jack London per poi passare ad altre 567 pagine di romanzo contemporaneo, che non mi aspettavo di certo eccelso, ma nemmeno così deplorevole.




Errore.
Che libro brutto... ma così brutto! Se non altro sono felice di essermelo tolto dai piedi per proseguire con letture che, a naso, sembrino degne di questo nome. Spero di non incappare mai più in un'opera simile.
Innanzitutto le prime 200-300 pagine. Il protagonista è un idiota patentato di nome Rick Kennedy, diciannove anni, come non si stanca mai di rimarcare nella narrazione in prima persona, stile diario. Sei giovane, sei moderno, ma ciò non ti autorizza a rendere ogni maledetta pagina una sterile sequela di:
Cristo
Gesù Cristo
Cielo
Santo cielo
Dio onnipotente
Dio
sempre in quegli incisi fastidiosissimi che sollevano un'indicibile voglia di imprecare molto più pesantemente di lui. Dopo le 300 pagine queste interiezioni tendono a scemare, ma ti accompagnano comunque fedelmente fino alla fine del libro. 
I dialoghi, complici questi benedetti incisi - ma non solo- sono a tratti imbarazzanti. Non saprei descriverlo se non con un paragone cinematografico: si ha presente ciò che si intende con povera sceneggiatura? Qualcosa di simile: di una banalità inaudita, con protagonisti che sembrano figurine panini, oltretutto tagliate male, personaggi macchiettistici con ruoli definiti dal primo rigo di descrizione. Già alla loro presentazione carpisci il loro destino, sai esattamente cosa faranno, come finiranno, che diranno. Soprattutto se hanno più di 20 anni di età, allora il loro destino è segnato: crepano, e crepano male, a quanto pare nel mondo nuovo di Clark non c'è spazio per un'età che non sia gioventù... Ai ragazzi, anzi, in particolare ALLE ragazze, sarà però risparmiato (per lo più) il fato crudele che l'autore riserva a chi supera la quarantina. Anche molte situazioni sono di una banalità disarmante, e si capisce lontano un miglio dove vogliano andare a parare.
In breve, questo baldo e vigoroso giovane che è protagonista, ad una festa in cui reincontra, dopo un certo tempo, l'altro baldo giovane che è il fratello Stephen, sparisce con una momentanea amnesia dopo aver soccorso un poveraccio amico loro, ferito e farneticante. Dopo un po' si sveglia che tutta Leeds si è accampata in tutto il suo giardino per via di un gas velenoso che ha invaso la città. Dopo un altro po' capisce che il mondo è allo sbando perché, almeno in quella zona, il pianeta si è surriscaldato, la crosta terrestre si è assottigliata e l'attività vulcanica, in tutte le sue manifestazioni, ha cominciato a minacciare i dintorni della sua città. Londra intanto è stata investita da uno tsunami di proporzioni gigantesche e ne è rimasta quasi totalmente sommersa.
Molti crepano, passa il tempo, qualche mese, e si costituisce una piccola comunità. Il nostro protagonista si fa una nuova amichetta, nel senso latino del termine: il milfone della situazione, che nemmeno ricordo come si chiama. Poi questa crepa, e se ne crea un'altra, Kate, che aveva puntato già ai tempi della festa. Intanto sentenzia a proposito di fantomatici uomini grigi malvagi e con gli occhi rossi, a cui potrebbe essere ricondotta l'origine di tutto il macello. All'inizio nessuno gli crede ma poi iniziano a vederli tutti, che ammazzano gente, torturano persone, e altre amenità.
Dopo 300 pagine di agonia, i nostri stanno per essere uccisi da una tribù, ma vengono risparmiati grazie all'intervento di un personaggio di nome Jesus, l'unico a riuscire a destare un vago interesse nel lettore in un primo tempo, il quale si dissipa totalmente e senza speranza negli eventi successivi e soprattutto del finale, dove diventa una maschera, una caricatura, il cattivone che inverosimilmente non schiatta mai e deve tormentare fino all'ultimo gli altri personaggi, e il lettore, aggiungerei, in situazioni trite e ritrite e patetiche: viene bruciato vivo e non muore, anzi raggiunge i suoi rivali; i rivali lo fanno fesso e casca da una balaustra, ma si rialza in piedi e, prima di morire gonfio, dà prova di quanto il suo ego cattivone fosse spropositato con la classica risata da schizzato; poi finalmente se ne va fra i più accompagnato dal sospirone di sollievo dei protagonisti buoni. Terrificante...
La spiegazione data alla presenza degli uomini grigi è che il movimento della crosta terrestre genera campi elettrici, i quali interferiscono con i segnali neuronali nel cervello, dando una sorta di attacchi di epilessia accompagnati da allucinazioni. Sì, allucinazioni identiche in ogni cavolo di essere umano, anche in quelli mai venuti in contatto con la comunità dei protagonisti? Identiche in tutti i minimi dettagli! Persino nei murales si possono riconoscere esattamente tutti gli stessi minuziosi particolari. La spiegazione? Eh, la memoria collettiva. Il mito, l'archetipo, tutto condiviso. Eddai! Ma cosa? Ma nemmeno una differenza, che so, nel colore dei capelli? Che boiata immonda!
Spesso si incontrano situazioni molto ripetitive, ma...aaah. La situazione ripetitiva per eccellenza qui sono gli incontri sessuali di quel barzottone del nostro maschio protagonista. Descritte sin nei minimi dettagli, dalle scopate con il milfone a quelle con l'altra tipa, tutte hanno lo stesso modo di fare sesso, almeno tre pagine di descrizione dei dettagli di come queste gli succhiano l'uccello e dei loro Aaahhh uuuhhh siiiii quando vengono. Sì, lui le fa sempre venire. E loro sono sempre disponibili a dargliela, in qualsiasi momento, persino quando Kate era stata appena pistata di botte da lui che, nel delirio, l'aveva scambiata per un uomo grigio. La povera ragazza, tutta tumefatta con ettolitri di sangue addosso, che fa? Scopiamo, Rick! Ma che cazz..?!? Ma cosa?! Ma chi lo farebbe mai, ma come minimo ti metto una camicia di forza e non la vedi per una settimana, deficiente! No, lei è lì, pronta, subito a ficcarsi in bocca il pisello del tipo. Anche il milfone, da poco violentata da un branco di screanzati, appena vede il nostro ragazzone magicamente subisce un attacco improvviso di  pruriti di fresca, non importa che non riesca fisicamente ad impegnarsi in un atto sessuale: ti hanno violentata e dopo una settimana libera e felice come una farfalla scopi come un animale, la tua mente proprio non pensava ad altro. 
Ho già accennato a quanto siano deprimenti le descrizioni dei rapporti sessuali. A parte le minuzie inutili ed inopportune, vi troviamo metafore raffinate quali "i nostri corpi erano scivolosi come sperma", ed espressioni originali come "Cristo, era bellissimo"; "Cielo, se era bello"; "Era bellissimo", a profusione, con continui indugi sui capezzoli induriti, come se le partner sessuali del nostro Rick non abbiano altro che due paia di enormi, turgidi, eretti capezzoli, e qualche dettaglio qua e là; ma sono i capezzoli quelli che contano, baby.
La modalità narrativa, nemmeno quella regge. I capitoli sono presentati come estratti di diario, in cui per lo più l'io narrante è Rick, ma in alcuni episodi si tratta di Kate. Non c'era bisogno di dare una spiegazione a questa cornice, ma, non pago delle situazioni da facepalm da lui create, l'autore ne dà una: nello scrivere, l'io narrante sta compilando un resoconto in prima persona dei fatti avvenuti in quei giorni per preservarne la memoria e consegnare tutto alle generazioni future. A dire il vero è Kate a scrivere il diario, mentre Rick dovrebbe narrare le cose senza un preciso motivo. Bè, ad ogni cambio di prospettiva, il narratore deve tassativamente iniziare con "Mi chiamo Kate Robinson / Rick Kennedy". Che bisogno c'è?! Soprattutto nel caso di Rick! E soprattutto nel caso in cui si capisce che Kate stia scrivendo praticamente senza soluzione di continuità con la situazione che lei stava descrivendo appena prima dell'intermezzo di Rick, presentando aggiornamenti agli eventi avvenuti pochi minuti prima. 
I trucchetti per creare suspense sono banalissimi, lascia le cose in sospeso dando anticipazioni sul fatto che le cose non sarebbero andate bene come i personaggi avevano appena pensato, e cose simili...
Il cannibalismo così violento che si manifesta solo dopo pochi mesi dall'insorgere della catastrofe in alcuni gruppi umani è poco verosimile, sociologicamente senza basi. Più interessante è la spiegazione data alle torture inflitte agli sconosciuti dalla gente del gruppo di Jesus, una sorta di abominevole rituale basato sul sangue, in grado di mantenere coesa e rilassata l'intera tribù, placando l'animo dei suoi uomini. Ma tanto Clark butta al secchio Jesus nel peggiore dei modi.
Piatto, desolatamente piatto, la sensazione che rimane è quella di aver visto un blockbuster americano che puzza di cagata lontano un chilometro, costruito proprio in quel classico modo in cui lo sono quelle americanate che, solo per sbaglio, può capitarti di vedere al cinema di mercoledì pomeriggio, quando il prezzo del biglietto è dimezzato, e uscendo hai la sensazione che comunque quei tre euro e cinquanta avresti potuto spenderli in mille maniere migliori, tutte tranne quella... il modo peggiore di poter investire tempo e denaro, per di più finanziando il più becero dei filoni di produzione cinematografica.
Meno male che io, almeno, non l'ho mai pagato.
Mai più!






sabato 13 ottobre 2012

Nota flash

Forse trovo Addio Babilonia su un sito di compravendita libri. Hanno anche La fortezza di Farnham e L'esercito delle 12 scimmie ma aspetterei. Il primo costa 2 o 3 euro, fattibile.
Il seme inquieto l'ho trovato in biblioteca Marconi Via Cardano 135. 
Morte dell'erba (ecco il titolo corretto) l'ho trovato in ebook. 
Nessuna tregua con i re non si trova, ma quello che ho letto di Poul Anderson non mi è piaciuto tanto da voler cercare questo libro in maniera così disperata. 
Metro non m'aregge. Non ora. il secondo ce l'ho in ebook, comunque. Il primo magari l'anno prossimo me lo cercherò in qualche biblioteca. 
Picnic sul ciglio della strada n.p. , si vedrà. 

Nuove sfide per il 2013: pirati, evviva! Sono riuscita a farmela approvare.
Sfida libri sul cibo
Sfida ebook (in background)
forse una sfida bibliografica, autore da decidere
Sfida space opera uomo vs alieni (circa 5 libri per iniziare, poi si vedrà)

Forse un'ultima da definire.

giovedì 4 ottobre 2012

Avanti il prossimo!


Quasi finito l'Ombra dello Scorpione. Mancano 150 pagine. Mi dispiacerà lasciarlo andare, dura talmente tanto che rimarrò affezionata ai protagonisti e mi lascerà un hangover abbastanza pesante (Nick! Nick, perché?!?). D'altronde dopo mille e rotte pagine ti affezioni.
Il dubbio principale è però cosa fare dopo. La scelta migliore è quella di ricominciare un libro a ruota, in modo da non lasciar tempo all'astinenza di farsi sentire. 
Contando King siamo a sette libri su dodici; fra i rimanenti cinque (solo cinque?! Ci avevo preso gusto!) ho scelto, principalmente per la loro reperibilità:

Tenebre di Robert McCammon - paragonato all'Ombra dello Scorpione, probabilmente ispiratogli, i più affermano che non abbia la stessa verve. Altri sono entusiasti. La reperibilità cartacea di questo libro è scarsissima, credo non lo stampino più da anni. Non riesco neanche a trovare una trama, a meno di non cercarla con il titolo originale (Swan Song) forse perché non ho troppa voglia di cercarla, d'altronde meglio tenersi un po' di sorpresa in serbo per la lettura. 
Sono ben 600 pagine e non so se ho voglia di leggerle subito dopo King, preferirei staccare con qualcosa di più corto. Ovviamente l'ho trovato in ebook.




Il regno del sangue di Simon Clark - sembra abbastanza mediocre, ma potrebbe essere un buon intermezzo fra King e McCammon. C'è di mezzo roba di demoni, queste cose qua, un sacco di sangue, un sacco di sesso e una lettura veloce. Non è proprio quello che cerco in un libro, ma talvolta un volume di relax ci può stare. Senza pagarlo, è chiaro.






La peste scarlatta di Jack London - romanzo breve di non più di 100 pagine, non lo trovo in condivisione, ma vorrei comprarlo, sono curiosa di leggere un altro racconto apocalittico d'età un po' avanzata. Costa quattro euro, si può fare. Poi di London ho un buon ricordo, mischiato con la nostalgia di aver perso Zanna Bianca in giro perché lo portavo sempre con me (nota: ricomprare Zanna Bianca).







Cecità di José Saramago - ci spostiamo proprio su un altro piano. Ho idea che sia un romanzo toccante e bellissimo, e in effetti non so se ho proprio voglia di leggerlo ora che invece mi sto dando alla pazza gioia con letture un po' più disimpegnate. Forse me lo lascio come tredicesimo libro della sfida, quando giungerò al termine dei dodici fissati.







Un cantico per Leibowitz di Walter M. Miller - evviva, fantascienza! Pubblicazione nel 1959, tre raccontoni in sequenza temporale con salti di parecchi anni, i Monasteri unico rifugio della conoscenza, il mondo risprofondato nell'ignoranza e nella barbarie di un secondo Medioevo.
Non saprei dove collocarlo. Spero solo non mi faccia "effetto Fondazione". 










I trasfigurati di John Wyndham - evviva, fantascienza! Per il resto boh! Non so nient'altro, a parte il solito olocausto nucelare. Scatola chiusa. In ebook ovviamente, non avrei idea di dove trovarlo sennò, guarda quant'è vecchio. Prima edizione del 1955, penso che dopo un po' non l'abbiano proprio più ristampato.








Il lungo silenzio di Wilson Tucker - se l'ha ristampato Urania Collezione vuol dire che è entrato negli annali della fantascienza ed è probabilmente interessante, però sembrerebbe una cronaca di guerra e la prospettiva di leggere una cosa simile non è che mi faccia proprio andare in brodo di giuggiole.












Io sono leggenda di Richard Matheson - uno dei miei libri preferiti, dopo aver visto quel remake schifoso con Will Smith una rilettura ci sta tutta. 














Questo è quello che ho in programma, anche più del previsto, però non nego che ce ne sono almeno altri tre o quattro intriganti. Alcuni li ho scartati perché troppo lunghi, come Metro 2033 e Metro 2034, anche perché sono riuscita a trovare il secondo ma non il primo, ma ammetto che anche vedendolo in pubblicità su una qualche rivista ben prima di iniziare la sfida apocalittica m'è venuta voglia di infilarlo nei desiderata. Altri non li ho trovati o non li ho cercati bene, come La morte nell'erba, ma forse devo cercare meglio perché a quanto pare su Wikipedia è riportato come Morte nell'erba, senza l'articolo e ciò potrebbe aver falsato la ricerca. Anche questo è stato ristampato in Urania Collezione. Mi intriga un po' di più perché il virus responsabile dell'epidemia questa volta non colpisce in maniera diretta gli esseri umani, ma le piante erbacee causando scontri per i rifornimenti alimentari. In qualche modo devo trovarlo. Di un altro non mi ero proprio resa conto, Il seme inquieto, di Burgess (quello di Arancia Meccanica, per capirci... che comunque non ho letto). Già che è pubblicato da Fanucci mi da una buona impressione, c'è di mezzo una società despotica e militarista e pare intrigante. In qualche modo devo trovare anche questo. L'esercito delle 12 scimmie pensavo fosse ginormico, invece è sulle 2-300 pagine, l'avevo scartato per la mole ma ora che ho riguardato bene penso lo ricercherò e lo metterò in lista.
Ce ne sono altri... Picnic sul ciglio della strada, Nessuna tregua con i re (di Poul Anderson! introvabile, sigh), Addio Babilonia, La fortezza di Farnham (di Robert Heinlein!!!) ma niente, non sono riuscita a scovarli, neanche nelle biblioteche di Roma.

Mi attacco. Intanto il piano provvisorio è 
Il regno del sangue
La peste scarlatta ($)
Tenebre
Un cantico per Leibowitz
I trasfigurati
Io sono leggenda
Il lungo silenzio
Cecità




martedì 2 ottobre 2012

Profezie d'Apocalisse



Strano, ma la rilettura dickiana va avanti, d'altronde ci sarà un motivo se Dick è il mio scrittore preferito. Assieme a qualche lettura di stacco, estiva e non. Non mi dilungo su di esse, non ho colto l'occasione di farlo a mente fresca ed è difficile adesso ripercorrere le pagine già sfogliate mesi fa.

Una pietra miliare della mia carriera di lettrice è stata eretta quando ad aprile ho terminato i tre libri della Fondazione di Asimov, sentendomene piuttosto soddisfatta. Non ho mai provato grande attrazione verso Asimov, nonostante i temi fantascientifici siano fra i miei favoriti. Non so perché, forse mi intimorisce la mole della sua prolifica produzione. Approfittando però di una lettura collettiva di Altrove ho iniziato dalla sua trilogia. 


Non sono proprio entusiasmata dall'opera, francamente. E' senza dubbio godibile e ben studiata, ma i tempi sono troppo lunghi, è impossibile affezionarsi ai personaggi (ma, nonostante tutto, a qualcuno mi sono legata pur sapendo che sarebbe stata una meteora). Le vicende si susseguono su un piano molto politico, il che, per i miei gusti, rende la lettura fredda come un frigorifero. La vicenda del Mulo è stata la più avvincente e ho notato con piacere qualche parallelismo di questo personaggio con il protagonista del dickiano Cronache del Dopobomba.



Le letture di questi ultimi due mesi si incentrano su un unico tema. Si tratta della Sfida Apocalittica: l'obiettivo è quello di leggere un minimo (personale) di 12 libri a contenuto apocalittico, in preparazione all'Armageddon del 12 dicembre 2012, entro questa data, scegliendo i titoli in una consistente rosa di libri proposti.
Ho iniziato in sordina con La Nube Purpurea, di Matthew Phipps Shiel
More about La nube purpurea 
romanzo del primo novecento che risente abbastanza del suo secolo di età, della demarcazione di un confine piuttosto netto fra bene e male con simbologie appartenenti a questa o all'altra sponda della ragione talvolta seccante e un finale da deus ex machina abbastanza insensato. Tuttavia è un libro che mi è piaciuto molto e penso mi rimarrà in mente per molto tempo. Lo scenario è descritto in maniera vivida, la narrazione è in prima persona e molto intimista, barocca, se vogliamo, così ricca di orpelli, ma una che come me ha adorato la follia piromane del protagonista del Padiglione d'Oro,per quanto si tratti di due libri completamente diversi, non può non aver apprezzato i deliri di solitudine e la sua manifestazione incendiaria del novello Adamo di Shiel. Scorrendo i commenti di altri lettori su Anobii, molti non si sono saputi spiegare il suo comportamento insensato, che però a me pare perfettamente logico, nella sua follia.Cosa ci si aspetta da un uomo rimasto solo al mondo, circondato solo dalla morte e per di più un uomo che si sente manovrato da forze sovrannaturali, immense ed incontrastabili, molto più potenti di lui? Nella parte iniziale il misticismo aleggia attorno ai poteri bianchi e neri di cui egli stesso parla e si crea un'atmosfera un po' di Lovecraftiana memoria, che purtroppo nel corso del romanzo si perde. 
In conclusione si tratta di un libro prolisso e a tratti anche noioso, con molte incongruenze, fissazioni bibliche e un finale arrabattato, ma ben caratterizzato. Nonostante i suoi punti deboli, mi è piaciuto e mi ha colpita. Ho persino sognato un'apocalisse moderna con questa nube purpurea aleggiante nell'aria a distanza di qualche mese dalla lettura.


 Anni senza fine // Oltre l'invisibile // Camminavano come noi

E' stata poi la volta di Clifford Simak, con una fantascienza più recente. Di questa raccolta mi interessava, ai fini del percorso apocalittico, solo il primo romanzo, Anni senza fine, con una costruzione di una società abbastanza originale dominata dai cani che hanno preso il posto dell'uomo nel "dominio" del pianeta, anche se non è proprio corretto descriverla in questo modo. Ciò che mi ha colpita è la sfiducia profonda dello scrittore nei confronti della razza umana, incapace di elevarsi al di sopra della propria avidità e violenza nonostante ciò che di buono possa nascondere nel suo animo. Come se la "cattiveria" umana fosse qualcosa di assolutamente naturale, una legge imprescindibile a cui rassegnarsi. Abbiamo fatto di tutto per affidare i nostri tesori migliori ai cani, consegnando loro il testimone, istruendoli su ciò che di logico abbiamo costruito per poter fondare una società accanto ai quali coesistono robot in grado di sopperire alle lacune tecniche e logiche di cui mancano i nostri successori, ma a quanto pare, a livello civile, percettivo ed emotivo, i cani se la caveranno molto meglio di noi.
Non condivido granché questo pessimismo così profondo, ma il romanzo è godibile ed originale. 
Per contro mi è piaciuto fino ad esaltarmi il secondo romanzo, Oltre l'invisibile. Non si tratta di un libro a tema apocalittico, il filone è anzi quello dei viaggi nel tempo, e sicuramente è pieno di tanti di quei paradossi che io non riesco nemmeno ad immaginare -anche perché, intendiamoci, personalmente non sono mai stata brava a scovare i paradossi temporali: per me va tutto bene finché qualcuno non mi fa notare incongruenze anche elefantiache- ma anche in questo caso è un romanzo incentrato sulle percezioni ed emozioni del protagonista, Asher Sutton, che si susseguono nella narrazione nella quale il personaggio cresce ed assume sempre più consapevolezza di se stesso. Asher non è un uomo, in realtà: è l'unico a tornare indietro da una spedizione su 61 Cygni, dopo che la sua navicella si è schiantata contro la stella, uccidendolo nell'impatto. I viaggi nel tempo rendono la narrazione poco lineare e per questo anche difficilmente imprimibile nella memoria; la missione di Sutton è quella di consegnare all'umanità un grande dono di cui fazioni avversarie vogliono impadronirsi. Quello che mi ha però più colpita è il delineamento del personaggio di Asher Sutton, il suo spessore morale; egli ha travalicato l'umanità grazie al suo viaggio ed è diventato uber, un oltreuomo, un eroe braccato dai nemici dei grandi valori dell'uguaglianza, della dignità e del rispetto di ogni forma di vita, anche quella di un robot. Il rivoluzionario libro di Sutton insegnerebbe all'umanità a mettere da parte il proprio cieco orgoglio che fa sì che si consideri padrona dell'universo, subordinando a se stessa androidi, alieni, ogni altro essere. E così Sutton è braccato, affinché la società non possa essere cambiata, immobile nella sua ottusa determinazione allo sfruttamento di ogni cosa, persino l'altrui vita. I revisionisti non accettano alcuna rivelazione e tentano in più modi di uccidere Sutton, non coscienti di chi Sutton è realmente diventato. I pensieri del protagonista sono tormentati circa la sua missione e il modo in cui sarebbe meglio muoversi per compierla, e il tortuoso snodarsi degli eventi rispecchia i suoi affanni interiori. Sutton è un personaggio di cui mi sono innamorata, uno di quelli che entra nel gran Pantheon dei personaggi libreschi che non ti scrollerai mai di dosso, quelli che vorresti facessero parte di te e diventino un po' te perché hanno avuto qualcosa da insegnarti. Anche qui Simak non lascia trasparire una grande fiducia nel genere umano, è vero, ma il finale è un po' più rassicurante e speranzoso rispetto ad Anni senza fine, anche se in maniera piuttosto timida. Più che Sutton è probabilmente stato uno stimabile uomo lo scrittore che ha costruito questa figura così elevata. In effetti le sue sono opera di denuncia e critica contro guerre ed ogni forma di discriminazione, persino specista. Simak era un tipo in gamba con cui probabilmente sarei andata d'accordo. Mi piace.




   Cronache del dopobomba // Deus Irae

Anche Dick annovera produzioni post-apocalittiche, di cui una scritta a quattro mani con Roger Zelazny. In merito a Deus Irae ero particolarmente curiosa, poiché Zelazny mi aveva già fatto un'ottima impressione con le Cronache di Ambra, quindi chissà con una collaborazione del genere cosa ne sarebbe venuto fuori. 

Bè, in realtà una roba proprio strana. Un pout-pourri teologico bislacco, con una personificazione del male chiamata Lufteufel che è pure la manifestazione umana del Dio dell'Ira, contrapposto alla vecchia dottrina del Dio cristiano che mantiene intatta la sua speranza, la fede nel perdono, il sacrificio per la salvezza dell'umanità. Uno dei personaggi principali, il pittore focomelico Tibor McMasters, è costruito sulla falsariga di Hoppy Harrington di Cronache del Dopobomba. Insomma, su Deus Irae non ho molto da dire: in verità non so se non l'ho capito o se è una gran cagata. Forse sto iniziando a comprendere il finale, che però è stata la parte peggiore della lettura. Il libro è intriso di dualismo manicheo, facilmente deducibile dal fatto che esistono queste due fazioni così contrapposte, e i personaggi si perdono in elucubrazioni teologiche e filosofiche difficili. Gli eventi sono pressapoco i seguenti: in uno scenario post bombe nucleari in cui gli uomini vivono in piccole comunità e dividono il mondo con altre strane creature, la chiesa del Dio dell'Ira (chiamasi SCROFA, da pronunciare con spelling, grazie) incarica il suo artista McMasters di dipingere la cappella della chiesa della nuova religione possibilmente catturando la vera essenza della manifestazione divina in terra, Carleton Lufteufel, responsabile del lancio delle bombe che hanno ridotto il mondo ad un cumulo di macerie e radiazioni e pochi sparuti esseri viventi. Per raggiungere lo scopo l'inc(ompleto) parte per il suo sacro pell(egrinaggio) a bordo del suo carro con mucca, versione sfigata della Focomobile indipendente in possesso del più tecnologico Hoppy. Spaventato dall'idea del viaggio, McMasters pensa di convertirsi al cristianesimo, e vengono quindi presentati i personaggi della fazione cristiana. Ci ripensa e parte. Arriva a Lufteufel, ma... aspetta. Arriva a Lufteufel, davvero? Bè, lui pensa proprio di sì, il lettore sa la verità ma gli rimane comunque un gran senso di incompiuto a fine lettura. Soprattutto sul finale, molto alla "e quindi?". Lo sfondo è interessante, con tutte quelle creature frutto delle radiazioni e di tecnologia rivoltatasi contro i suoi stessi creatori: macchine riparatrici molto suscettibili, rotte ma orgogliose, computer affamati, rettili amichevoli ed insetti gradassi. Però è un libro difficile su cui tirare le somme, credo di essermi persa qualcosa per strada.




Cronache del dopobomba è invece più fruibile e forse uno dei migliori che abbia letto della produzione dickiana. Ho già parlato di quanto Hoppy mi ricordi il Mulo di Asimov: un personaggio deriso per e dalla sua fisicità, dalle sue menomazioni, fragile esternamente e con un'enorme voglia di riscatto che sfoga cercando di porre sotto il suo controllo dapprima l'intera comunità, poi il mondo intero. Certo, il fokky di Dick non costruisce un impero galattico, ma è ad un passo dallo spazzar via quel lume di speranza rappresentato da Dangerfield nel suo satellite orbitante, uno dei pochi elementi che garantisce coesione sociale ai gruppi organizzati di esseri umani dopo la catastrofe. Con lo scopo si sostituirsi a lui ed ottenere il rispetto e la considerazione che ha sempre desiderato, anche attraverso l'intimidazione. Il tutto sfruttando i suoi poteri psichici, la compensazione alle sue limitazioni fisiche, in grado persino di uccidere, altro elemento che lo lega e lo accomuna al personaggio del Mulo. 
Il Fokky è quindi senza dubbio il personaggio più interessante, ma sono tutti abbastanza ben delineati, tutti sull'orlo di crisi nervose, tutti a loro modo tormentati ed alcuni indiscutibilmente fuori di melone, come Bruno Blutgeld, che però... ha parecchie sorprese da riservare. 




Il popolo dell'orlo
Diamine, questo è troppo mormone! Si tratta di quattro o cinque racconti uniti fra loro nell'ambientazione, in alcuni personaggi, a livello di successione temporale, nella solita rinascita della società dopo una guerra nucleare. Ho avuto la prontezza di appuntare un commento sulla libreria Anobii, e lo riporto di seguito:


L'incipit dei racconti è intrigante così come lo svolgersi degli eventi. Si arriva però a punti in cui quasi ogni storia diviene irrimediabilmente stucchevole, ed intrisa di un sentimento religioso che non mi appartiene e che non posso comprendere né spesso condividere. L'ultimo racconto è forse quello che più si avvicina alla mia idea di misticismo, ma è costante la presenza di un sottofondo piuttosto moralista, sebbene voglia apparire illuminato dalla comprensione dell'umana debolezza e dall'idea della possibilità del perdono. I personaggi sono vividi e ben caratterizzati, ma i più interessanti, i più tormentati, diventano spesso prevedibili. Troppo "buoni", oserei dire a tratti disneyani. Esaltazione del valore della famiglia, dell'unione che fa la forza, del legame non tanto per la propria terra quanto per la propria patria (è diverso). E i cattivi rimangono i cattivi, senza grandi approfondimenti. Ad esempio, non molte parole sono riservate agli Irregolari, liquidati in poche righe come feccia della società. Bello il personaggio del ribelle Ollie, ma poco approfondito. 

Interessanti i due Teague, ma come già accennato, coinvolti in vicende dai risvolti davvero stucchevoli.

Insomma, la lezioncina morale è dietro l'angolo, ma non ha il mordente e gli alti ideali della critica di un Simak, che riesce ad andare oltre il concetto di divino, è un idealista di più ampio respiro. Questo qua è un mormone incallito anti-gay, come pretendi che possa scrivere qualcosa che parli di una comunione ben più profonda tra l'uomo e la terra e tutto ciò che contiene? Poi questi che si convertono così facilmente, ok Teague non è tra questi, ma... c'è sempre questa melassa che si insinua fra una riga e l'altra. 




 La Strada
Da La Strada di McCarthy mi aspettavo qualcosina di più, forse. Vi sono passi molto lirici, ma la situazione è talmente disperata che il viaggio risulta quasi un trattato scientifico, senza nulla cui aggrapparsi, la storia del cammino di un padre e un figlio verso una qualche forma di salvezza e umanità e la loro lotta per la sopravvivenza quotidiana, contro i demoni del freddo, della fame, della malattia, degli altri animali-uomo. Non l'ho trovato crudele, non l'ho trovato crudo più di quanto non trovi crudo un documentario. Lo stile è freddo (a parte quei momenti di poesia di cui accennavo) ed è una scelta che si armonizza bene con l'aridità della situazione, del pianeta che ormai ospita una manciata di esseri viventi: piante, animali, ogni cosa è per lo più morta e il declino della Terra a massa inerte di detriti senza vita pare inarrestabile. Mi è sembrato tutto molto naturale, la morte di ogni cosa e quindi i tormenti della fame e tutto ciò che di terribile si ci si possa aspettare da un animale uomo in via di estinzione, compresa la scena del neonato morto e arrostito allo spiedo. In tutta questa morte e decadenza un finale così proprio non me lo aspettavo. 




 L'ombra dello Scorpione
Eccoci al dunque, rimessi in pari con il romanzo in lettura. Di King avevo letto solo A volte ritornano, libro di racconti, e mi son dovuta confrontare per la prima volta con la mole colossale di un suo singolo volume. Ammetto che è a tratti molto provante. Si alternano guizzi interessantissimi sullo svolgimento delle vicende in cui vai avanti per 300 pagine senza staccare gli occhi dal foglio (elettronico, nel mio caso -a proposito, devo ricordarmi di scrivere un post sui vantaggi dei lettori ebook e "contro" i feticisti del libro come oggetto), insomma, momenti estremamente avvicenti e poi si cala nell'abisso della noia del flusso di pensieri inutilissimo di ogni personaggio. Per motivi editoriali la prima stampa del romanzo aveva subito un taglio netto di 400 pagine. Poi è uscita l'edizione integrale, quella che sto leggendo io, con mille e cento pagine e spicci. King, siamo sinceri: di quelle 400 pagine non se ne sentiva la mancanza. Ho l'impressione di percepire benissimo dove son passate le forbici per la prima edizione e dove sono state ritirate. Ci sono pagine e pagine di fuffa. Per carità, fuffa che arricchisce di dettagli, certe volte dici "oh guarda!", ma altre volte ti sale la nausea. Prolisso, eccessivamente dettagliato, diverse parti inutili. Ho un rapporto ambiguo con questo libro. In linea generale mi sta piacendo. Per ora sono quasi a pagina 800, non manca moltissimo.
L'aspetto che a mio avviso perde di più dell'eccessiva lunghezza e attenzione ai flussi di coscienza dei personaggi è che alla fine essi sembrano uniformarsi un po' tutti. Il più interessante è sicuramente, finora, Harold Lauder, il ciccione fallito, il più tormentato dall'intestina lotta fra il bene e il male, sebbene sia veramente insopportabile e desidero che crepi presto. Il mio preferito è invece Stu Redman, forse perché da subito l'ho immaginato con l'aspetto di un giovane Clint Eastwood. Vivo invece un'insanabile contraddizione nell'immaginare l'aspetto di Larry Underwood. All'inizio del libro la sua voce è definita simile a quella di un nero, e ho iniziato ad immaginarlo come Mario Biondi. Solo che Mario Biondi è pelato come un uovo sodo e l'autore continua a più riprese a farmi notare quanto sia capellone Larry Underwood. No King, non ci sto, Larry ha la faccia di Mario Biondi e la storia è chiusa,ok? Niente capelli, liscio come una palla da biliardo. I can really dig my man, baby. Intesi?
Nel complesso comunque è il libro post-apocalittico più completo che abbia letto fin d'ora, che non esaurisce il racconto alla diffusione della forza distruttiva ed annientatrice (un virus influenzale creato in laboratorio come arma biologica dagli Americani), né alla ricostituzione della società, ma va ben oltre, inserendo un enigmatico elemento mistico, un grande scontro fra bene e male di proporzioni gigantesche di cui la superinfluenza sembra solo un preludio. Sebbene questo dualismo bene-male così definito torni in altre opere (in Dick ad esempio), lì la dicotomia sembra essere una conseguenza dell'evento catastrofico, mentre qui è l'annientamento a sembrare come una "prima fase" della lotta fra le due forze che sembrano tirare le redini della sorte del mondo (forse è una situazione simile a quella di Shiel, dove però il misticismo ben presto si esaurisce). I sopravvissuti alla distruzione ritrovano loro stessi ed i loro simili grazie ai sogni, sogni vividi, intensi, premonitori, che li guidano e li radunano  attorno alle due figure totemiche, rappresentazioni del bianco e del nero. Come andrà a finire? 300 pagine lo sveleranno.
-Larry Underwood intento a cantare il suo grande successo prima della diffusione dell'epidemia di superinfluenza-

-Ti sbagli, non è Dexter, ma l'uomo nero Randall Flagg, il MALE!-

- Niente Gary Sinise, ecco il mio Stu Redman. Cavolo che figo... -
(bè dai Gary Sinise non ci sta male, ma vuoi mettere con Clint Eastwood?  ♥♥♥ )