martedì 20 settembre 2011

Memory lost


Questo per sottolineare con un evidenziatore mentale quanto possano essere inutili i miei tentativi di creare percorsi, tracciare strade, segnare sentieri, plasmare l'informe, e così via.
Temo di essere una forza del caos: sembra che ogni tentativo nato da me per dare un ordine a qualsiasicosasia in realtà già di partenza sia destinato ad essere abortito e perdersi in un gomitolo di tutt'altro.
Niente di grave, ci sono abituata.
Cioè, è così, non ne faccio un dramma, è così da anni, non credo nemmeno sia il caso di sforzarsi di cambiare le cose.
Questo preambolo nasce per spiegare, molto semplicemente, cosa ne è di tutti i percorsi di lettura che con tanta fatica avevo tracciato, acquistando libri, richiedendoli in biblioteca, mettendoli in lista, e... ah, per la cronaca, la biblioteca mi ha interdetta per un mese dal prendere in prestito libri, visto che ho scordato di consegnarne uno per due mesi (ma ero in vacanza, con agosto di mezzo, in pieno relax post suicidio da studio intensivo e loro non mi hanno fatto nemmeno una telefonata per rammentarmelo, aggiungerei in mia difesa).
Insomma, chiaro che dal cammino principale una qualche deviazione sia consentita, ma pare che la mia capacità migliore sia quella di imboccare deviazioni e pure crearne di nuove, creando reti enormi in cui raccapezzarsi diventa arduo e la strada maestra ormai è perduta.
Tanto per fare un esempio, Colori proibiti, il libro di Mishima che tanto avevo bramato all'inizio del blog, quindi nel lontano novembre 2009, ancora è lì in attesa di essere letto da quasi due anni.
E, ancora per dire, mi hanno chiesto consigli per approfondire la letteratura giapponese... che non sono in grado di dare, ora come ora. Ci ho pensato, ci ho rimuginato su, il giorno, la notte, anche nel pomeriggio, ma, qualsiasi fosse la posizione del sole nella volta celeste, sembrava non influenzare affatto la mia capacità di elargire consigli sull'argomento.
Che fare? Tariamo la bussola? O continuiamo ad essere rapiti dalla malia della divagazione?
Per ora temo che l'unica strada percorribile sia la seconda, a meno che non voglia perdermi in una sorta di autoscontro mentale fra libri sgomitanti nell'attesa di essere letti; una divagazione della divagazione creerebbe ancora più panico. Quello che devo abituarmi a pensare è che se voglio intraprendere una strada, ciò che ha maggiore probabilità di accadere è esattamente ciò che ritengo che sia meno probabile che accada.
Mi spiego: mai stata appassionata di fantasy, nemmeno quando, verso i quattordici anni, mi divertivo ad andare in giro con maglie di dragoni versus maghi provvisti di scettri con Orb iridescenti, guerrieri in mutandoni di pelo ed elfi arcieri omosessuali, e ad ascoltare castrati di montagna che, con acuti gridolini mischiati a velocissimi riff miagolanti, ne decantavano le gesta. È vero, la saga di Discworld la volevo leggere da allora, ma non pensavo che ci sarei mai riuscita.
E invece, a distanza di più di dieci anni, fantasy e Discworld mi piombano per caso fra le mani, e mai me lo sarei aspettato, e quindi che fai? Non ne approfitti?
(Tra i vari eventi ad elevatissimo fattore di improbabilità, poi, è successo anche qualcos'altro che riguarda i giochi di ruolo e che non sto qui a spiegare, ma, tanto per dire, conferma la mia tesi.)
More about Il colore della magia È vero, Pratchett è ciò che di più lontano possa esistere dal fantasy da cui volevo stare alla larga, popolato solo dagli stereotipi dei classici guerrieri coi mutandoni di pelo, elfi omosessuali, ecc., e nel tentativo di classificarlo sono rimasta perplessa: è un fantasy variegato alla fantascienza? O forse non ho abbastanza familiarità con il fantasy che, una volta trovatone uno valevole e degno di lettura, decisamente al di là delle mie aspettative, stento a infilarlo nel cassetto mentale adibito allo scopo proprio perché non è il prodotto mediocre che associo di solito a questo genere?
La prima è un'ipotesi azzardata e forse errata (la seconda è più plausibile e forse giusta), però m'è venuta in mente analizzando il fatto che sulla scienza, o presunta tale, del Mondo Disco, creata dalla più che fertile immaginazione di Pratchett (devo rimarcarlo, che un mondo del genere è il parto di una mente umana, o stento a crederci anch'io), ci si potrebbe scrivere un libro intero. Cosa che, in effetti, è stata fatta, ho scoperto poi.
Su questa serie di libri, di cui ora ho letto solo i primi due, non ho nient'altro da dire se non noiose parole di elogio che risparmio, e, dimenticavo, che se terminassi qui la loro lettura per tornare sulla strada dei miei percorsi già in precedenza tracciati rischierei di fare ancora più casino. Meglio di no.
L'unico intermezzo consentito è la lettura delle Cronache di Ambra, di Roger Zelazny, cosa che tra l'altro va ancora a sostegno della mia tesi, visto che pensavo che non l'avrei letto almeno da qua a cinque anni almeno. Anche se una prova migliore sarebbe senz'altro stata la scelta de Lo Hobbit, dato che, saltando ancora una volta negli anni dei Blind Guardian, quando lessi l'ormai inflazionatissimo Signore degli Anelli, m'ero ripromessa di non toccare mai più un libro di Tolkien in tutta la mia vita. Ciò che ha dell'incredibile è che stavo per farlo, salvo l'intervento di una, chiamiamola, "forza esterna" che mi ha dissuasa ed insistentemente persuasa a tirar fuori Ambra dalla libreria.
Insomma, fantasy! Non l'avrei mai creduto.

Intanto, altri sentieri secondari sono stati diversi saggi di divulgazione scientifica, tutti molto piacevoli ed educativi.
Il mio percorso sull'Islam è andato, spero in maniera non definitiva, a farsi fottere con una lettura sul fondamentalismo islamico. Interessante, sì, ma non abbastanza; il fatto è che credo che io e i libri di storia abbiamo qualche problema ad intenderci. Ogni libro di storia che ho iniziato, carica di tutta la buona volontà che, mentalmente e fisicamente, potessi riversare su di esso, è stato chiuso prima del tempo in attesa di tempi migliori. Nonostante questo, ritengo il loro studio assolutamente necessario. Questo è il motivo per il quale Storia del Giappone è ancora fermo all'età dell'ascesa dei bushi, ma nel frattempo ho acquistato un altro libro di storia del Giappone di un autore diverso. Sembra idiozia, in realtà voleva essere un sublime sforzo di studiare gli eventi il più approfonditamente possibile: una volta finito di studiare come si deve il primo (con tanto di appunti scritti, s'intende), si passa alla lettura del secondo come ripasso e più a tempo perso. Le mie intenzioni sono buone, lo giuro.
Non essendo mai stato abbandonato seriamente (anime, articoli, manga & co. sono comunque una finestra aperta sulla sua cultura), il tema Giappone deve essere ripreso in mano il prima possibile a causa della mia odierna necessità di approfondire il periodo storico intorno al 1860, se non altro per capire qualcosa in più di alcuni manga che sto leggendo in questo istante.
Tutto il resto degli appuntamenti va a puttane, come sempre, ma tanto, quando mi dimenticherò di loro, quei libri saranno lì ad aspettarmi: ne hanno, di pazienza.

giovedì 3 febbraio 2011

Il punto

Non aggiorno mai a parte perché non ho stima di questo blog, o almeno non sempre, quindi non credo di far un grosso danno mancando qualche appuntamento. Al massimo un favore.
Poi perché dalle, che so, 20.54 posso continuare a farmi seghe mentali fino alle... boh, un numero a caso, 01:17 per esempio. E oltre. E tutto questo, pensa un po', nonostante la resistenza alla pressione che fanno i tasti "N" e "," perché degli spilli, non si sa come né quando, si sono incastrati in mezzo ai tasti. Che indefessa internauta.
Effettivamente sto iniziando a cedere, vediamo cosa si può fare.
Volevo semplicemente fare il punto dei libri letti finora ed appuntarmi un paio di cosette.
Prima, un paio di statistiche.
Anno 2010: letti 52 libri con un totale di 10444 pagine. Wow, non credevo.
Al principio del 2011 siamo ancora a 3, con 722.
Vediamo. Andando un po' a ritroso nelle letture troviamo:

- More about Il genio della bottiglia Il Genio della Bottiglia
Intorno capodanno ho comprato Focus. Sì, lo so, è un pessimo modo per iniziare un nuovo anno, e in condizioni normali meriterei severe punizioni per questo gesto apparentemente folle, come, ad esempio, una maratona notturna comprendente la visione forzata di Giacobbo e Mistero in combo. Insomma, no, non sono stati né l'indigestione di panettoni né una sbronza da prosecco a condurmi sul sentiero della pazzia: ero sobria. Ho comprato Focus perché era uscito assieme ad un'interessante edizione de Il Genio della bottiglia: la chimica del quotidiano e i suoi segreti. Interessante quantomeno per il prezzo. L'edizione Longanesi con copertina rigida, sovraccoperta e fette di culo vicino all'osso è tua al modico prezzo di venti e rotti euro, contro i tredici di Focus, bè... non rovinerà troppo la mia reputazione, per questa volta.
Il libro è carino, facilmente leggibile, sempre aneddotico al pari di "Come si sbriciola un biscotto", ma questa volta meglio strutturato ed interessante, forse anche perché, bè, nel frattempo la preparazione per l'esame di Biochimica a qualcosa sarà pur servita: magari non ad affrontare un ansiogeno colloquio (per quello non c'è preparazione che tenga: servono solo le benzodiazepine), ma a seguire meglio Schwarz sì, senza dubbio.
Il merito più grande dei libri di Schwarz ce l'ha sicuramente la lunghezza di ogni "articolo": è proprio il "tempo da bagno", quindi il mio consiglio è di tenerlo lì, proprio in quella stanza.

- More about Slaughterhouse-Five Mattatoio n°5
Il mio secondo, e più approfondito, incontro col genio ironico di Kurt Vonnegut. Difficile descrivere l'amara bellezza della sua scrittura: tutto è ironico e leggero, un pianto col sorriso sulle labbra. Tutto grottesco e di fatto ridicolo, ma... guai, guai a riderne davvero. Rassegnato, con un pizzico di disperazione.
È la storia di Billy Pilgrim, uomo qualunque di professione ottico, ex soldato nella seconda guerra mondiale, scampato alle atrocità della guerra e al bombardamento di Dresda, destinato all'illuminazione: dopo l'incontro con gli alieni di Tralfamadore, egli saprà la quarta dimensione. Vedrà il tempo nella sua interezza, come l'umanità intera non può fare, e sarà condannato a vivere e rivivere ancora gli eventi della sua esistenza, in quanto parte di una visione unica e d'insieme. E così Billy viaggia nel tempo e nello spazio: eccolo in guerra, disumanizzato, a terra assieme ai soldati, sdraiati in fila come cucchiai, al freddo di un vagone ferroviario. Eccolo al suo matrimonio, eccolo su Tralfamadore, in un susseguirsi di eventi in ordine del tutto casuale.
I punti salienti del libro sono troppi, Vonnegut è un autore di un acume e un'ironia tragica del tutto fuori dal comune. Eccellente. Forse persino da rileggere.

N.B.
Non è aria. È passato più di un mese, quasi due da quando ho lasciato a metà il post, e ancor più di tempo è passato da quando ho letto i libri più indietro di Slaughterhouse nr.5.
I libri successivi, di cui scrivo due righe per amor di completezza, ne meriterebbero molte di più, ma siccome sono una cazzona, bè, si dovranno accontentare. Magari aspettando tempi migliori.

More about L'amante
L'Amante di Marguerite Duras
Un bel pippone angosciante-introspettivo, di quelli che piacciono a me. Una scrittura un po' singhiozzante, ricca di flashback, un flusso di ricordi la cui atmosfera è pesante e un po' opprimente quanto l'aria umida sulle sponde del Saigon. Stilisticamente molto ricercato. Bello.
Ficcando il naso fra gli scaffali (sì, ho ricominciato a farlo, finalmente) ho visto che ne esiste una seconda edizione, direi più una riscrittura più tarda, dal titolo "L'amante della Cina del nord". Da leggere.

More about Leviathan
Leviathan di Scott Westerfeld
Piacevolissima sorpresa! Credevo di trovarmi dinanzi al solito fantasy per poppanti cavalcante l'onda della moda di turno (steampunk, nel caso specifico), invece è un bel romanzo, senza dubbio destinato anche ai giovani, ma costruito con una notevole cura, con un ben inquadrato sfondo storico. L'Europa è divisa nelle fazioni di Darwinisti e Cigolanti. I primi si sono divertiti a giocare a fare dio, ingegnandosi in ricerche genetiche ante litteram e sviluppando la loro tecnologia attorno alla vita. La più sensazionale scoperta sono i cosiddetti respiranti a idrogeno: esseri che, sviluppando grosse quantità del gas, possono essere sfruttati come palloni aerostatici o persino dirigibili. I secondi invece, accantonando DNA ed equilibri naturali, hanno preferito armeggiare con cilindri e pistoni e sviluppare tecnologie più classicamente motorizzate. La vicenda ruota attorno ai due giovani protagonisti, Deryn, giovane cadetta in incognito sul dirigibile Leviathan, al suo primo volo, e il legittimo erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico Aleksander, fuggitivo.
Minuziose le descrizioni delle tecnologie e fervida l'immaginazione dell'autore nell'immaginare le stesse: davvero ottimamente costruito. Non vedo l'ora che esca il secondo volume.

More about Ciarlataneria e medicina
Ciarlataneria e Medicina di Giorgio Cosmacini
Interessante summa della storia dei "confini sfumati" della medicina, del suo rapporto col popolo e col mondo del "lavoro di mano", quello dei chirurghi, letteralmente, dei norcini, dei guaritori empirici. Molto bello, tocca ambiti storici, antropologici e sociologici, una chicca che bisogna leggere.

More about La chimica allo specchio
La chimica allo specchio di Roald Hoffmann
Saggio sulla chimica scritto da un premio nobel, di cui non ho condiviso più di qualche osservazione... però tutto sommato interessante da leggere, soprattutto per chi è interessato all'aspetto più speculativo riguardante il mestiere dello scienziato, all'etica, la deontologia, l'epistemologia e tutti questi pipponi che rasentino la filosofia in cui ogni tanto m'incarto (vedi le mie incazzature con le truffe dei medici omeopati -brrr solo a scriverlo mi vengon i brividi).

More about Sono razzista, ma sto cercando di smettere
Sono razzista ma sto cercando di smettere
Breve libro intelligente e di taglio anche storico-scientifico, ho apprezzato molto la scelta.

More about Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio
Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio
Notevole romanzo d'esordio dell'algerino Amara Lakhous, un bel noir che tocca un tema importante e vorrei scrivere anche tante altre belle cose ma non mi ricordo granché. Peccato. Mi ricordo che m'è piaciuto, ogni capitolo è la voce di uno dei personaggi, quasi ognuno è di diversa nazionalità: un melting pot, vediamo l'altro con gli occhi dell'altro e poi dell'altro ancora, e chissà quali sono le sue realtà e so solo che non verranno mai capite. Il caso del tizio morto è un pretesto per raccontare le altrui piccole realtà di isole, gli altrui piccoli e grandi problemi e la chiusura nostra ma anche di chi ci è vicino, noi che non possiamo e non vogliamo capire e altri che non vogliono, ma anche non possono, capire.





mercoledì 2 febbraio 2011

Dystopia

"Cosa succederebbe al mondo se...?" è un'interessante domanda, i cui "se", e le relative risposte, sono proposti in tutte le salse dalla letteratura fantascientifica (e non). "Cosa succederebbe al mondo se diventasse una merda", in particolare, è lo specifico campo di cui si occupa un particolare filone assimilabile alla letteratura fantascientifica, quello distopico. Filone quasi morbosamente affascinante, se non altro per la valutazione dell'effettivo valore predittivo che romanzi e racconti distopici possono celare.
Dopo aver letto, non senza personali, nefaste ma passeggere conseguenze, le due colonne portanti della letteratura distopica, i classici 1984 e Il mondo nuovo, e dopo aver compiuto una piccola ed essenziale ricerca su di essa, ho deciso finalmente che era il turno di Largo! Largo! di Harry Harrison, meno conosciuto ma inquietante forse in egual misura. O forse dovrei dire irritante.
A caldissimo, così, appena terminato, il libro non mi è piaciuto affatto: l'ho trovato superficiale, sia nella costruzione dei personaggi sia in quella della futura società distopica, ottusa, cieca, operante scelte ingiustificabili, un parto di mostri d'illogicità.
Di primo acchito, poi, lette sì e no una cinquantina di pagine, stentavo a proseguire: la scrittura era banale, senza guizzi, piatta, semplice narrazione lineare di eventi. In una sola parola noiosa. Ho dovuto affrettarmi nel leggerlo per non cedere alla tentazione di restituirlo.
Un po' più a freddo, però, riflettendoci sopra e chiacchierandone quella mezz'ora di più -tanto è bastato- forse... credo sia peggio di quanto credessi.
Mi spiegherò meglio tra breve.
Per quanto riguarda la "maniera", esistono due Largo! Largo! . La "parte prima" è effettivamente molto noiosa nella narrazione, dedicata all'introduzione di un "fatto noir", l'omicidio di un pezzo grosso dell'intrallazzo politico-malavitoso della distopica New York alle soglie dell'anno 2000, e alle indagini che il caso richiede. Poteva anche essere sostituita da due righe introduttive, o non esistere affatto, a mio avviso.
La seconda parte è di gran lunga migliore, più scorrevole in stile e contenuti e decisamente più stimolante.
Nello scenario di un mondo incontinente d'umanità, in cui il divario sociale è nettissimo e vede la maggior parte della popolazione povera, incolta, stipata e per lo più senza un tetto sulla testa da una parte, e dall'altra chi invece può ancora permettersi il lusso di stappare del whisky e rimanere a palle all'aria davanti ai condizionatori, si muovono dei personaggi ottusi, manchevoli di quei guizzi che io chiamo "d'umanità", ma che sono di rabbia fisiologica, di quell'individualità salvifica per la dignità propria e di quella collettiva. Ma nemmeno si possono definire dei disperati: essi non si pongono neanche il problema dello sperare in qualcosa di migliore. Forse talvolta, uno spiraglio. Nella donna, Shirl, che è in grado solo di utilizzare la sua avvenenza (e, ovviamente, i suoi genitali) per entrare, ogni volta che vuole, a far parte di quella ristretta élite di gente col tetto sulla testa e con buon cibo in bocca. Forse, nella sua povertà intellettuale ed incapacità nel non fare nient'altro se non cambiarsi d'abito o limarsi le unghie, qualcosa di buono c'è. Ma è minima, e soffocata dalla sua pochezza e dal suo disgustoso (esagero?) individualismo. Lei vuole la comodità, tutto ai suoi piedi, non le piace tirar la cinghia. E a chi piace, Shirl?
Brucia sicuramente una fiamma di rivolta nell'anziano Sol, ma destinata prevedibilmente ad essere soffocata (piccolo appunto: scusa Sol, mi stai simpatico, ma odio quel tuo modo smargiasso di approcciare le donne). Gli Anziani, forse per aver ricevuto il privilegio di un'istruzione, o qualcosa di simile, o forse perché hanno vissuto in periodi in cui un vero tessuto sociale, anche se forse in declino, esisteva ancora, sono gli unici rompiscatole esistenti. Gli unici con un barlume di, ecco la parola giusta: coscienza. Nel resto dell'umanità essa è invece sopraffatta dall'istinto di sopravvivenza, e dai disperati (ma senza consapevolezza) tentativi di rendere la vita meno aspra ed individualista. Come? Formando il proprio piccolo branco. E andando avanti così, come viene. Quasi per dovere. So it goes direbbe Vonnegut (ma non allo stesso modo, non allo stesso modo, mio buon Kurt).
Un certo tipo di personaggio "inetto" mi attrae molto. L'inetto, se così si può ancora definire, che mi piace, è quello che tende senza arrivare. Quello che prova ma non riesce, il frustrato, quello un po' fallito, in conflitto col mondo, ma, ecco il suo spessore: il conflitto col mondo, che come un calzino si rigira e diventa conflitto con se stessi e bam. In una confusione di elementi d'inettitudine, ma senz'ombra di contraddizione anche di superomismo, ecco IL personaggio della crisi. Da qui è a un passo lo sviluppo di interessanti "sottotipi" di vario genere (come a un passo è la perdita di punti di sanità mentale...).
Il personaggio invece più detestabile che possa mai incontrare in un libro (o film, o fumetto, o perché no nella vita) è l'inetto piatto. L'incosciente, l'idiota. L'automa. L'ottuso. Il detective Andy Rusch.
Il detective Andy Rusch, nel corso della storia, indaga sull'omicidio di Big Mike. E' un bravo poliziotto, Andy Rusch, già. Il vero braccio della legge. Tu ordinare, io fare. Non importa se hai a malapena tempo per respirare. Non importa se ti sbatti dormendo tre ore a notte e oltretutto quell'ulceroso di Grassioli ha anche da farti la predica. Non importa se ti costringono a lavorare ad un caso di rapina divenuto omicidio per sbaglio, mentre, vista quanta gente ora muore al minuto, tutti gli altri casi vengono chiusi appena aperti se non si riesce a trovare il colpevole in pochi giorni. La gente è troppa. Ma Big Mike aveva amici in politica. Che suono ha la parola "stipendio", in tutto ciò?
Sempre in prima battuta ho pensato che l'analisi del comportamento di massa operata da Harrison non reggesse per niente. E' in ballo da anni la convalida della legge sul controllo delle nascite, ma non si riesce ad attuare a causa della forte opposizione dei "conservatori". Allora, pensavo, non può essere. La gente povera sforna figli per avere aiuto nel lavoro. Generalmente nel campo dell'agricoltura. Ma siccome in questa società non c'è nulla da fare, né terra da coltivare, né cibo da procacciare (è razionato così come l'acqua) non ha senso che le persone continuino a far bambini. Perché dovrebbero?
Tutto giusto se non ci fosse un divario sociale tanto profondo. Perché quella condizione è alienante, ma mai alienante quanto il rimanerci soli. Tanto che rileggendo il pezzo in cui Sol si rimbocca le maniche per partecipare ad un'azione di protesta contro i conservatori, ho dei dubbi sull'interpretazione che ho dato ai discorsi del vecchio. Pensavo che Sol fosse semplicemente il mezzo col quale l'autore parlasse e dicesse la sua (su ecologia, sfruttamento, sovrappopolazione... e così via). Ripensandoci, non so.
- E' quella che chiamano la legge uccidi-bambini?
- Che cosa? - gridò Sol [...] - Un branco di cretini, ecco cosa sono. Gente con la testa ancora fossilizzata nel medioevo, e i piedi fossilizzati. In altre parole, i fessi.
- Ma Sol, non potete obbligare la gente a praticare una cosa nella quale non crede.
Il discorso continua, e Sol dice un sacco di cose molto sensate. Ma se la sua parte di ragione la avesse anche Shirl (sic!)?
Ho letto 1984 ormai diversi anni or sono, ed in fretta. Un libro superbo, eccezionale. Ma dio solo sa (o chi per lui) quanto abbia dormito male quelle notti. Il suo vivido scenario da incubo mi perseguitava anche in sogno. Così mi son dovuta sbrigare a terminarlo, e ricordo solo vagamente caratterizzazione e destini dei vari personaggi. Una cosa però me la ricordo bene: Smith (si chiamava così il protagonista?), al contrario di Rusch, era vivo. La società era viva: il Ministero dell'Amore, i lavaggi del cervello, le torture, le abiure, esistevano perché i ribelli continuavano ad esistere. Ne potevi far fuori uno, ne potevi convertire un altro, ma loro erano. Indiscutibilmente. Pur nella sua terribile condizione, l'umanità conserva in sé il seme della speranza. Ed è sua innata caratteristica!
In Largo! Largo! l'umanità è già morta, il mondo già finito. L'unico a mantenerne (Sol a parte), paradossalmente, una sua cosciente visione è un personaggio marginale, Peter, il folle. Fissato con la fine del mondo, non fa altro che dar noia sciorinando frasi bibliche sull'Apocalisse e sulla grande prostituta Babilonia.

-Forse avete sbagliato secolo, - disse Andy tenendo l'uomo per il gomito e guidandolo fuori della folla. - E' passata la mezzanotte, il nuovo secolo è già cominciato, nulla è cambiato.
-Nulla è cambiato? - gridò Peter. - Ma questa deve essere la Fine del Mondo, il Giudizio Universale! Deve esserlo! - Terrificato si divincolò, liberando il braccio dalla stretta di Andy e stava per allontanarsi, ma fece un passo soltanto e si voltò. -Per forza, deve finire!- gli gridò con voce straziante. Come può, un mondo come questo, andare avanti per un altro migliaio di anni, così? Così?

Non me la sento di dire che si tratta di un libro brutto. E' che in realtà speravo che fosse semplicemente un libro brutto, tentavo di convincermene, perché so che esiste qualcosa di peggio: un libro disperato.

P.S.
Grazie a Danilo per l'interessante chiacchierata: tu riesci sempre a guardare oltre!

venerdì 28 gennaio 2011

Ripensamenti e mah.

Mi chiedo spesso se per caso, in un mondo relativamente diverso, molti più uomini possano pensare di intraprendere il mestiere di puttano. Mi chiedo poi se esistano già molti più uomini di quanto creda che senza problemi pensano di poter fare il puttano. Mi chiedo ancora se non esistano già tanti puttani, più di quanto si pensi, più di quanto si creda, più di quanto una persona comune non sia disposta ad accettare.
Mi chiedo, ancora più spesso, se, cercando di abbattere un cliché e sdoganare verità socialmente "scomode" ma quotidianamente nascoste, non si vada a sbattere su cliché egualmente granitici ed altrettanto fastidiosi.
Questo è un estratto di un libro dell'attuale direttore de L'Unità, Concita de Gregorio. Non mi è mai stata particolarmente simpatica, a dirla tutta. Però mi ha ricordato un po' l'approccio della Despentes al tema, che lessi ormai più di un anno fa, e al quale spesso ripenso. Ci ripenso anche alla lontana, ci ripenso nelle più svariate declinazioni, spesso anche non accorgendomene, ed assieme a tutte quelle pubblicazioni che ho letto e sto leggendo nelle quali sorgano perplessità o domande su cosa significhi davvero essere nata senza pene.
Quell'estratto, lo ammetto, non mi piace. Quando si parla dell'essere donna, talvolta, traspare questa enorme voglia di rivendicare la propria libertà sessuale, facendo della vagina anche uno strumento di lavoro, e dunque scegliere di intraprendere una brillante carriera nella prostituzione, diretta o un po' meno (webcam & affini), nella pornografia, insomma, lavorare col corpo. Sacrosanta libertà.
Ok, e dunque?
Brava, vuoi un applauso?
Hai abbattuto le tue personali barriere, senti la società in debito verso di te perché la sua ipocrisia può assalirti perché chi ti critica può darti lavoro, quando nessuno più lo guarda. E per questo ti senti più figa degli altri?
Per giustificarti agli occhi di chi hai bisogno di guardare così nel profondo le debolezze altrui, e dichiararle nel tuo discorso, Cristina, presunta puttana? O Virginie, se preferisci? Perché hai bisogno di sentire il tuo lavoro come un servizio sociale? Non può venirti in mente che, magari, dietro una scopata, invece, possa esserci solo una scopata?
Non è un attacco, non è un j'accuse, come spesso invece mi appaiono questi reiterati discorsi alla femminista-wannabe. Accuse alla solita "società": la solita fotografia in scala di grigi di uomini tristi e soli che hanno bisogno della valvola di sfogo sessuale (per carità, sennò non si reggono... allora mi chiedo perché, difficoltà di erezione a parte, non siano LORO a dover scegliere di fare questo lavoro: i puttani) per ritrovare la felicità perduta, perduta anni fa quando hanno deciso di indossare le trite e ritrite manette del matrimonio, con donne lise e corrose dalla fatica senza più tempo da dedicare al marito né alla loro stessa cura personale, le solite donnette che dopo il parto ingrassano e non vogliono più scopare, e anche se volessero farlo toglierebbero qualsiasi libido a quei loro mariti brutti, sudati, schifosi.
E per quanto possa esistere questo quadretto, io mi chiedo cos'abbia in più una puttana per sentirsi più figa dei suoi protagonisti.
Il suo servizio sociale può essere utile anche solo per un attimo, quell'attimo in cui il "suo ragazzo" si sente nervoso e vuole un pompino, poi scherzano e ridono, ma lei sa che in fondo è vero, che così lui ritroverà la sua calma. In fondo è vero cosa?
Perché pensa al maschile? Perché non menziona il fatto che volendo potrebbe bastare una leccata al tappetino di una donna per chetare il suo isterismo (e tra l'altro... il vibratore l'hanno inventato apposta. Quindi mi sa che è vero, sì)?
"Io sono la padrona": mi chiedo di cosa.
Io non so, sono troppo giovane in esperienza per sapere dove la vita può portare, cosa può spingere a fare, non so cosa voglia dire aspirare una vita decente (credo di averla già, senza aver fatto alcuno sforzo, e spero che duri). C'è chi per aspirare a questa "vita decente" si mette a fare la puttana; per me non è un problema. Solo, per me quella non è vita decente, come può non esserla quella di un minatore, quindi escludo quella strada.
E adesso io mi sento migliore non di una puttana (come non mi sento migliore di un minatore), ma di chi deve delle spiegazioni a se stesso o agli altri nel giustificare le proprie scelte "socialmente scomode". Perché la spiegazione più semplice, dignitosa e accettabile per me resta una ed una sola: basta un "perché mi va e ho la libertà di farlo". E stop.

[P.S. :capoverso senza veli e nemmeno troppo senso:]
E comunque non lo so, il succo del discorso è che intorno a questo argomento, tanto per restare in tema, ci si fanno un sacco di seghe, un sacco di casini, c'è persino chi ci scrive interi libri o post sui blog, si potrebbe risolvere tutto con una parola, e tutto il resto non ha molto senso.
Ma in fondo so che sono un po' nazi, a me le puttane per scelta, per quanto rispetti la libertà di compiere una scelta senza se né ma, mi fanno schifo, mi fa schifo che esista il mestiere della puttana, suvvia, lo ammetto. E non mi fa più schifo chi ci va, come dicono tutti: a me fanno schifo entrambi. Non è un falso moralismo, mi fa schifo e basta, rivendico la mia libertà a provare disgusto. E mi fa schifo in parte per tutto quel pippone sulla società (che noia: insomma, se vuoi scopare e sei stufo della tua vita monotona e grigia abbi le palle e dacci un taglio, tanto non è che il tessuto sociale sia ormai tutto questo granché, il solito discorso, alla fine lo stesso discorso dell'autrice; però poi ci sono gli affetti, i figli e blablabla due balle), ma anche perché tutto il pippone sulla società, lo stesso pippone che l'autrice monta su, mette sullo stesso piano, bilancia esattamente lo schifo che si può provare nei confronti di chi va con le puttane e verso chi la puttana la fa. Se dobbiamo ricondurre tutto ad una necessità, è così, dunque.
Necessità di denaro e scelta di intraprendere una data carriera in un caso; necessità di sfogo, di relax, o quant'altro e scelta di porre fine allo stress con una puttana, nel secondo caso.
Ecco come va "la società": tutti a pensare al bigottismo, all'ipocrisia, ma secondo me dietro c'è qualcosa di molto più semplice: fa solo un po' schifo. Improvvisamente mi sento molto integrata. Bigotta? Alcuni (con una mentalità a loro detta aaapeeerta) mi hanno dato quest'epiteto, perché ammetto a me stessa lo schifo che mi fanno le cose. Alla faccia delle accuse d'ipocrisia alla "società".
Io però nel mio presunto bigottismo una piccola vendetta nei confronti delle prostitute me la prenderei: vuoi vedere quanti soldi entrerebbero in cassa mettendole in regola?
Vendetta poi, molto tra virgolette: un vero lavoro non ha bisogno di tutte ste seghe mentali. E ce ne libereremmo, persino delle mie.

lunedì 10 gennaio 2011

Trop.po.p.

Non va.
Da quando Anobii ha iniziato a fare il bizzoso, mi si è inceppato un qualche meccanismo interno. Leggo meno, e se leggo, leggo pop. Ho smesso di vagare per blog interessanti trattanti pubblicazioni vecchie e nuove, ho smesso di vagare per i locali della biblioteca in cerca della prossima lettura, se passo in libreria ci rimango quel tanto che basta per compiere la missione prefissata. Dritti all'obiettivo, poi in cassa, poi ciao. Sono diventata una persona peggiore. Damn it, mi sono svenduta. Sapevo che questo mio vagare per abissi di forum, social network, personal blog m'avrebbe prima o poi corrotta.
Da quel lontano settembre in cui avevo pianificato quel bel percorso di letture sulla mistificazione della realtà, ho avuto un'epifania.
La luce divina è stato un insospettabile video di due pseudo-deficienti che si divertono ad andare in giro per comi-con e rompere le scatole ai cosplayer. Il nonsenso è che sono cosplayer anche loro. Fingendosi anonimi e normalissimi infiltrati alle "carnevalate", in video in stile Iene se la ridono alle spalle dei mascherati ammettendo di voler "fare satira" sui cambiamenti insorti nell'ambiente di fumetti & cosplay. Wow, satira. Il che sembrerebbe assurdo, becero e grossolano. Se non fosse che, non essendo tutto ciò che sembra, esce fuori che loro non sono loro, ma i loro "personaggi" che si fingono (incomprensibilmente) beceri e grossolani, e i due non sono altro che divertiti spettatori di loro stessi.
Difficilissimo cogliere l'intento reale, non essendoci una critica "attiva" ed esplicita alla "mafia dei nerd che si nasconde e annida nelle fiere del fumetto", compiendo poi "attacchi" indiscriminati (chiamiamoli così) che colpiscono ragazzini fissati in crisi da merchandising sfrenato ma anche no.
Ok, è una cazzata. Nel senso che non ho idea del perché quest'insulsaggine del web abbia potuto ossessionarmi tanto da poter essere eletta ad "epifania ufficiale". Forse perché avevo già bollato l'operazione come terribilmente grossolana, schifandola come una piaga purulenta della società, e poi s'è rivelata, al di là degli intenti, sottile tanto da non averla colta.
Breve è stato il passo verso l'essere spettatrice di me stessa. Sciocca, brutta gradassa, pensavi di aver capito tutto, e invece.
Dal vedermi come una curiosa, umile, nascosta "studiosa" della socialità del web, sono passata al sentirmi una morbosa pettegola perditempo troppo esposta, un po' attention-whore. Volevo analizzare tutto il "peggio-pop" ma sono diventata parte del peggio-pop. Sempre che non lo sia stata sin dall'inizio. Such a shame.
Non sto qui a dire come, ma... merda, sto scrivendo cazzi miei su un blog, non è abbastanza?
Ovviamente, mi sto guardando dall'alto, ridendo di me. Ovviamente, mi sto guardando da più in alto facendo facepalm di quella là che ride di una che fa facepalm scrivendo su un blog riferendosi a una tizia qualunque che si lamenta di essere caduta in un baratro affollato di sporca plebaglia. Ovviamente, su Giove, sto ridendo di quella in pieno facepalm demoralizzata da quella che ride di una che fa facepalm scrivendo su un blog che parla di una qualunque lurida merdolina che si lamenta di... ok.
Sono pentita, lo ammetto. Sto espiando le mie colpe fissando pixel a forma di lettere in un luogo-non-luogo. Pensando di espiarlo mi rendo ancora peggiore di ciò che ho detto di credere di essere.
Non è detto che lo creda davvero. Forse sto solo rosicando di non aver colto i video di quei due. Perdutamente odio le circonvoluzioni cerebrali.

P.S.
Ieri ho sbagliato un congiuntivo. È stato tremendo. Ciò dimostra che ci sono rotelle inceppate.

lunedì 6 settembre 2010

Tolleranza zero - 1

"Niente è reale, tutto è lecito"
Certi meccanismi, certe forme mentali, certe frasi o certi dati di fatto, sembrano talvolta essere talmente assodati o ripetuti che, come la sabbia cade nel mare, sembrano sedimentarsi, piano, piano, nelle menti. Sgusciano fuori come serpenti d'acqua in forma di locuzioni, di frasi di rito per dar l'avvio ad un pensiero, di obiezioni classiche per affermazioni scomode. Eppure, se le vedi, queste sabbie sono fatte di nulla. Sono inconsistenti, senza fondamento. Ma questo nulla di fatto ha delle conseguenze di peso.

Sbroccare per la verità
C'è un motivo in particolare che mi spinge ad amare la lettura e il confronto: è la ricerca della verità. In questo senso internet ha molto aiutato le persone come me: bastano pochi click e con poca fatica (ma tutto sommato è falso, la ricerca della verità ne richiede sempre molta) è possibile accedere ad un gran numero di utili informazioni. D'altro canto, però, è necessario lavorare di fino per scartare quelle inutili e dannose. Internet ha anche contribuito a dare proporzioni mondiali all'antichissimo fenomeno della diffusione di bufale e ciarlatanismi di vario genere.
Come ho avuto già modo di scrivere, trovo utile frequentare social network e forum. Utile per sondare qual'è lo stato d'animo collettivo, almeno di una certa tipologia di gruppi; per capire quali direzioni "l'uomo-folla" preferisce prendere rispetto a quelle dell'"uomo individuo". Come si muove il mondo insomma, cosa lo prende, su cosa si fa leva per percularlo. Mi serve anche per difendermi, per evitare di far parte dell'"uomo-folla" quando questo, con stoltezza, si fa tirare per il naso in direzioni masochistiche.
Spostandoci un tantino da quello che voleva essere l'argomento d'esordio del post, il revisionismo storico ed il suo uso politico, parto da un episodio di vita e incazzatura vissuta e su forum, per poi proseguire in una sorta di flusso di coscienza che, come filo conduttore, vuole avere proprio la ricerca, spesso estenuante, della verità.

La goccia che non fa traboccare il vaso
L'omeopatia è una gran cazzata. E scusate se è poco. Non c'è da spendere troppe parole in sua difesa. L'apologia omeopatica si basa su assunti come questi:
- "Con il mio cane/mio nonno/mio figlio ha funzionato. Non ho detto loro nulla: non c'è effetto placebo"
- "Mi sento un caso assolutamente peculiare, su di me l'omeopatia funziona, su di te potrebbe non funzionare. Non siamo tutti uguali"
- "Ci mette molto tempo per funzionare, non è come la medicina tradizionale che pretende di trovare una cura immediata alle necessità del corpo in malattia"
Questa è falsità pura e semplice. Ma non sono io a dirlo, sono le ricerche, la comunità dei ricercatori, dei medici, le evidenze sperimentali di ricerche condotte con tutti i crismi. Ma non basta. L'omeopatia è una questione oramai metafisica. Sei dei nostri o no? Ci credi o non ci credi? Se non lo fai, bè, non puoi smontare il castello di carte altrui, costruito con tanto sudore su carteggi ed esperienze basati su tale immane raccolta di fuffa. Con me funziona. Punto.
Dare del ciarlatano ad un medico omeopata è considerato offensivo. Mah, forse perché è poco, meglio stregone. E fu così che, intitolando un topic "ciarlataneria e medicina", senza alcun riferimento (esterno) al fenomeno omeopatia, fui avvertita del fatto che sarei stata passibile di denuncia. Fornirei volentieri nome, cognome ed indirizzo a chi si prendesse la briga di inoltrarla, questa denuncia: non credo avrebbe molta speranza di vincere.
E sono stata in qualche modo "accusata" di "avere degli interessi in ballo". O meglio, di prendere una posizione contraria alla "medicina alternativa" perché sono di parte. Di parte cosa? Sono stata indottrinata, forse? Mi hanno fatto il lavaggio del cervello? O forse ho scelto di intraprendere la strada di una maggior conoscenza scientifica per parlare di certi temi con una maggior cognizione di causa, proprio perché mi sono resa conto del fatto che certi strumenti critici, nonostante i miei (allora) 20 anni, non mi erano stati forniti?
Si può avere un cervello acritico qualsiasi sia il percorso di studi intrapreso nella propria vita. Perché la conoscenza non si acquisisce fagocitando slogan, scegliendo la risposta più semplice per metterci a posto la coscienza. O quella più suggestiva perché è affascinante. Non si può credere che il mercato omeopatico sia esente da speculazioni ed interessi e che queste siano un problema esclusivo delle grandi case farmaceutiche.
E come ho già scritto sul forum in questione:

« Io non voglio dare, diciamo, giudizi ideologici. Ciò che manca proprio a livello di mezzi di informazione è un'oggettività, mancano i riferimenti scientifici, e questa mancanza riduce molti dibattiti (quello sull'omeopatia è solo un esempio) a resoconti di conflitti ideologici, senza confronti razionali, o ad elenchi di esperienze personali senza reale validità ("con mio cugino/il vicino/il cane ha funzionato" Che validità ha? L'esperienza deve essere ripetibile, avere certi standard che la convalidino ed essere all'interno di un certo campione, il caso isolato da solo non vuol dire niente. È come quando un polacco ruba e si dice "bè tutti i polacchi sono ladri". Che validità ha?). Va da sé che queste lacune producano il solo frutto della confusione del fruitore/consumatore e quindi approcci non consapevoli verso varie tematiche es. l'omeopatia, specie se, come in questo caso, alcuni "giudizi" abbiano un forte appoggio popolare. Insomma, stiamo parlando di miti.

Io vorrei arrivare al punto in cui un fruitore di omeopatia (che può anche spendere miliardi in acquette, non è affar mio e non mi interessa, davvero!) sia consapevole del fatto che... si basa su fuffa. Ma che male fa la fuffa? Nessuno, si potrebbe obiettare. Ma in realtà se ci apriamo a un solo argomento a base di fuffa non vedo perché non dobbiamo accettarli tutti. Non si possono usare due pesi e due misure. Perché poi si creerebbero paradossi del genere:

Allo stesso modo se ci fossero i medici che come "medicina complementare" prescrivono le preghiere alla Madonna + acqua santa non sarebbe lo stesso ? pero' sai che casino .... ci sarebbero le proteste in strada per il vaticano che si intromette nella scienza ma forse i medici col crocefisso in tasca piero angela non lo denuncerebbero

Senza contare che l'esasperazione o peggio la disperazione per una malattia è molto facilmente sfruttabile. Legittimare metodiche senza fondamento non mi sembra una tutela nei confronti del malato (né dello Stato nel caso il s.s.n. dovesse rendere mutuabili gli omeopatici... vi immaginate in che posizione si troverebbe lo Stato nel caso arrivassero frotte di lamentele e richieste di rimborsi di gente sulla quale quei medicinali non hanno "funzionato"? Non sarebbe affatto invidiabile).
Insomma io non voglio "convincere" nessuno. Mi sta bene che un individuo scelga di fregarsene della "verità scientifica" e andare per la propria strada, alla fine si chiama fede, non ho argomenti per discuterne. MA un individuo deve arrivare alla consapevolezza del voler scegliere la fede, possibilità che non viene data più di tanto, perché manca un'informazione oggettiva nei confronti della medicina alternativa. Io credo che ben poche persone (non qui, ma in generale) conoscano i principi dell'omeopatia, viene pubblicizzata nel segno del marketing facendo leva sulla voglia di "ritorno alla naturalità", molte informazioni o non vengono date o sono faziose.»

Però, non capisco come, questa posizione viene presa per estremismo. La scienza non è una fede, sono d'accordo. Ma una verità oggettiva, almeno in questo caso, esiste, o può essere cercata, perché ignorarla? Perché non pensare che, in un mondo dominato dalle logiche del profitto, gli inganni non provengano da più di una direzione?

Termino con una frase di Paolo Attivissimo, noto bloggatore e smascheratore di bufale. Si tratta di una critica a chi ha acquistato il famoso Power Balance, ma sostituendolo con "omepatia", "pendolino", "biowashball", "cristalli magnetoterapici", la morale non cambia. Eccola qua:

a questo servono la conoscenza scientifica e il metodo d'indagine razionale: a non farsi buggerare dai ciarlatani.

Ah, e se siete fra quelli che hanno comperato il Power Balance, lasciate che ve lo dica senza troppi giri di parole: siete dei fessi. Offendetevi pure: vuol dire che siete due volte fessi. La prima perché avete abboccato alla panzana del Power Balance, la seconda perché invece di ammettere di aver fatto una fesseria v'incazzate con me. La prossima volta, magari, provate a informarvi prima di comperare una patacca.

venerdì 20 agosto 2010

Pirati! Ancora!

A parte qualche intermezzo, qui si veleggia ancora sulla rotta della Tortue.
More about La clessidra del potere Questo libercolo l'ho acquistato, si dice, per regalarlo a mia sorella, pur sapendo che mia sorella preferisca di gran lunga dedicarsi con passione alla ri-ri-ri-ri-ri-lettura di fumetti manga quali Ransie La Strega, Card Captor Sakura, e ultimamente Sei il mio cucciolo. Il suo hobby preferito era consumarne le copertine, tenendole ben salde tra le sue dita sudaticcie, sino a farle divenire una sorta di poltiglia. Se non fossi riuscita a toglierle questa malsana abitudine, il suo destino di lavoratrice in impianti di riciclaggio carta con metodi biologici sarebbe stato assicurato. Ad ogni modo, l'ho davvero acquistato per regalarglielo. Credo che, data l'età, riesca ad apprezzarlo più di me.
Avevo voglia di leggere una ragazzata, un libricino scorrevole, tanto per distrarsi. E l'ho persino scelto con elementi fantasy (sì, aborro il fantasy: lo considero il più grosso secchione di spazzatura letterario). E ha ben risposto alle mie aspettative. Lo potrei definire come una semplice sommatoria: Monkey Island + Resident Evil + L'Isola del Tesoro.
Monkey Island perché il cattivone cattivo cattivo della storia non riesco a non immaginarlo come una sorta di LeChuck: anche un po' grottesco nel suo essere nero, malvagio e senza pietà, capo di un esercito di non-morti e capace di terrificanti incantesimi di magia nera (vudù? Ci starebbe bene!). Una macchietta.
Resident Evil perché di zombie ce ne sono un fottìo, e affamati. E puzzolenti. Divertente.
L'Isola del Tesoro perché il protagonista è il solito ragazzino sveglio, che si caga sotto ma alla fin fine mostra coraggio, più coraggio di quanta ne richieda la sua età, e riesce a farsi amare ed accettare dalla ciurma di adulti e bla bla bla bla.
Non mi aspettavo una grossa caratterizzazione dei personaggi e fortunatamente non l'ho trovata. Speravo in un maggiore lavoro di approfondimento sulla realtà quotidiana di una nave. I romanzi pirateschi sono zeppi di terminologia esclusivamente marinaresca, e qui l'unico termine tecnico che ho incontrato è stato "barra del timone"... va bene, sarebbe uno spunto per imparare cose nuove, ma d'altronde il libro è destinato ad un target d'età decisamente più basso delle mie due decine e mezza, ci rinuncio tranquillamente. Diciamo che, fino al penultimo capitolo, non volevo essere impietosa. Volevo uno svago semplice, leggero e piratesco e l'avevo trovato.
Poi, il Karnar.
Un mostro marino che sbuca fuori come un perfetto quanto inutile deus ex machina, senza background definito, viene, appare a buffo, salva la masnada di pirati buoni e di sani principi ed altrettanto a buffo scompare. È perché odio il fantasy? È vero, ho le mie riserve, ma, davvero, questo era un espediente narrativo che definirei raffinato quanto un sonoro e pieno rutto di un conferenziere al microfono. Semplicemente messo ad minchiam. Discesa vertiginosa del giudizio.

More about Il Corsaro Nero Si potrebbe etichettare con la dicitura "piacevoli sorprese". Non avevo letto mai niente di Salgari, e pensavo di essere ormai troppo attempata per apprezzare le sue opere, un po' come mi è successo per L'Isola del Tesoro di Stevenson. Un libro piacevole, questo, ma a tratti poco vivido e lento in alcuni punti. Forse il fatto che il protagonista sia il solito ragazzino di giovanissima età (nella mia immaginazione opportunamente sostituito da una ragazzina in incognito, ma non cambia nulla) oramai mi mette un po' a disagio. Per inciso, Long John Silver, alias Porco Arrostito, s'è poi rivelato il personaggio più interessante del libro e non vedo l'ora di approfondirlo.
Tornando al Corsaro Nero, s'è rivelato essere di gran lunga al di sopra delle mie aspettative. Un libro per ragazzi di ogni età, senza ombra di retorica. Il protagonista ha tutte le caratteristiche distintive dell'eroe: nobiluomo, cavaliere, pietoso, eppure... Eppure, con quella sua aria funerea, lugubre, è circondato di quella cupezza da tenebroso che a prima vista lascia spiazzati in un personaggio tanto positivo, fiero e di saldi principi.
La chicca è il cammeo del giovane Morgan, comandante in seconda del Corsaro Nero, evento salutato con entusiasmo dalla mia immaginazione. Senza fatica l'immagine del Morgan della Santa Rossa è stata riutilizzata qui, "fittava" (come si dice in italiano?!) perfettamente: per me è stato meglio che guardare un film. Strepitoso.
Le descrizioni naturalistiche di paesaggi, fauna e flora sono vivide ed impeccabili, così come quelle di eventi, dalle battaglie navali all'emozionante uragano presso le coste delle piccole Antille, fino al palpitante amorazzo fra il Corsaro e Honorata, che credevo che il libro me lo facesse calare, e invece...
Non l'ho ancora terminato, ma mi sono ritrovata ad aver letto 160 pagine in due giorni. Da rimanerci con gli occhi sgranati. Fantastico! Entusiasmante! Vivido!

C'è dell'altro
Amélie Nothomb - Metafisica dei tubi, Le Catilinarie, Né di Eva né di Adamo
Perde un po' di punti questa scrittrice, nella mia classifica personale. Sembra come se, quando il contenuto delle sue opere sia privo di palese piglio critico o polemico nei confronti di alcuni meccanismi sociali, esse diventino prive della verve che mi aveva conquistata precedentemente. Se si concentra sulla sua autobiografia senza contestare nulla, mi risulta antipatica.
Niente di che per questi tre libri (il primo parla della sua infanzia, il secondo è un racconto un po' angosciante ma carino, forse il più rilevante fra i tre, il terzo narra della sua storia d'amore, se così la si può chiamare -koi, non ai, precisa lei- con un ragazzo nipponico), a parte un viscerale odio per le carpe che personalmente non condivido.

Yukio Mishima - La dimora delle bambole
Un libro di quattro o cinque racconti brevi, degni di menzione. Si tratta di racconti giovanili, antecedenti al romanzo "Confessioni di una maschera". Come al solito Mishima sa incantare il lettore, con quella comunione che fa sbocciare fra i suoi personaggi e la natura che li circonda, che sembra riflettere i loro stati d'animo e farsi portavoce dei loro turbamenti. Eppure sembra sempre sovrastarli, o prendere vita come personaggio a sé stante.
Bellissimo l'ultimo racconto, "Biglietti", intriso di un'atmosfera macabra di gusto tipicamente nipponico. Un po' lento "Il Principe Karu e la principessa Sotori" ma molto gradevole soprattutto per l'ambientazione nell'antico Giappone. Tutti comunque molto delicati e dall'atmosfera come di nebbia, quasi onirica, ma minuziosamente studiata (non incompiuta, ingarbugliata, inutile e senza ombra di raffinatezza come può esserlo quella di una Banana Yoshimoto, ad esempio).

Mary Roach - Stecchiti. Le vite curiose dei cadaveri
Di rado abbandono un libro, perché se non mi piace devo conoscerne l'intimo motivo, meditarci sopra, rimuginarci ed andare a fondo nello schifo che fa o nella sua insulsaggine.
Qui non ce l'ho fatta. E l'ho pure ordinato io in biblioteca.
È un libro di divulgazione scientifica anche ben scritto, con toni fra il serio e il faceto ma mai irrispettosi, che si propone di esporre al pubblico come i cadaveri hanno contribuito, volenti o nolenti (prima di passare fra i più, ovviamente), all'avanzare del progresso dell'umana specie. Prove tecniche di crocifissione o di interventi chirurgici, furti di cadaveri per dissezioni, collaudi d'automobili, ricostruzioni d'incidenti aerei (ho trovato un ulteriore motivo per non imbarcarmi in quei demoniaci tubi di metallo), trapianti di testa... svelati tutti i segreti della decomposizione. BLAAAAAAAAAAAAAAH! Non ce l'ho fatta, speravo di finirlo in fretta, ma madonna mia... niente, niente, non ci sono riuscita.
Mi sembra di aver rivissuto l'esperienza della visita al museo anatomico organizzata dalla docente universitaria di anatomia. Prima di entrare ero curiosa, tutta spavalda e anche un po' cazzona. Salvo poi uscire di lì con, dinanzi agli occhi, immagini di fettine umane, esseri micro e macrocefali in formalina, crani sezionati e nervi messi allo scoperto, con il colorito di un panno candeggiato ed in preda a conati e barcollamenti sospetti. Oltre al danno, la beffa: i colleghi più scettici uscirono dal Forlanini assolutamente entusiasti dell'istruttiva (per me distruttiva) visita.
Niente, per me il post-mortem è un tabù disgustoso, macabro e triste che posso affrontare solo attraverso la distanza del fantastico: ben vengano zombie, vampiri, uomini scheletro o fantasmi, ma la scienza della morte no, proprio no. Grazie per averci provato.

Bobby Henderson - Il libro sacro del prodigioso spaghetto volante
È la risposta più bella mai inventata alle scempiaggini dei creazionisti. Scritto da un fisico, si tratta di un vero e proprio libro sacro, con tanto di brochure da fotocopiare e distribuire per accaparrarsi proseliti e articoli (pseudo) scientifici di supporto alla neoreligione del Pastafarianesimo, ossia dei seguaci del Flying Spaghetti Monster (tradotto con Prodigioso Spaghetto Volante, in breve PSV). Si tratta in sostanza di una risposta a tono a chi avesse chiesto di introdurre l'insegnamento della "teoria" creazionistica a fianco di quella evoluzionistica. Volete insegnare il creazionismo nelle scuole? Bene, esigo che anche la creazione secondo il Pastafarianesimo venga insegnata, ha la stessa identica dignità e gli stessi fondamenti scientifici. L'ho trovato per caso in biblioteca e non potevo lasciarlo lì, né evitare di acquistarlo per regalarlo al primo amico che compiesse gli anni di lì a breve. È semplicemente geniale. Ogni evento naturale ha una spiegazione "logica" in funzione ovviamente del PSV, così come i seguaci del disegno divino ne trovano una buona per il loro dio qualsiasi esso sia. E, manco a farlo apposta (sarà un divino segno d'elezione del PSV, un suo prodigioso messaggio?), il suo popolo eletto sono... i pirati! E così viene dimostrata, attraverso la simulazione SPADA, la stretta correlazione fra la diminuzione del numero di pirati e il riscaldamento globale, provocata da un diminuito upwelling delle acque marine; vengono fornite prove matematiche, ontologiche e manageriali dell'esistenza del PSV; la gravità viene minuziosamente spiegata con l'azione delle Sue appendici pappardellose... e così via.
In His name we pray, Ramen.