giovedì 11 marzo 2010

Ma che lagna il Potere della Lagna!

Ho da recuperare un po' di terreno per quanto riguarda i commenti ai libri letti. Ero partita con l'idea di creare un nuovo "Leggere ma non leggere in febbraio pt.3" ma febbraio è passato da un pezzo, l'armonia dell'elenco s'è già persa con King Kong Girl che, sebbene etichettato come febbraio, ha il commento datato in marzo... e via con stupidaggini perfezioniste ed enciclopediche dal sapore di aria fritta.

Freghiamocene.

Andrò a ritroso questa volta. Al di là di vari acquisti marzolini, manuali di pupazzeria (almeno tre, peccato che manchi la sostanza della messa in opera), un manuale di cucito costato un lobo di fegato, un disinteressatissimo regalo a mia sorella, e a parte vari espropri temporanei operati in case altrui -la pila dei "prossimamente" sembra voler sfidare il divino- due volumi li ho presi in biblioteca.
More about Il potere della lagna. Perché viviamo in una società paranoica Fra i due ho iniziato a leggere tale "Il Potere della Lagna", scritto da Julian Baggini, filosofo e giornalista inglese, troppo inglese, che già... no, non è che mi stia antipatico. È che mi aspettavo un libro diverso. Un tantino meno personalistico. È una panoramica un po' presuntuosa. Un libro per persone più semplici di me (spero non suoni questo troppo presuntuoso).
Mi spiego, questo qua vuole tracciare una tassonomia della lagna (complaint), distinguendo fra lagne utili, lagne inutili e lagne potenzialmente utili ma malformulate. Nell'introduzione sulle religioni già c'è un qualche piccolo elemento confusionario, forse semplicemente dovuto al fatto che il libro debba mantenersi su toni molto generali. Sulla tesi di fondo ivi presente sono d'accordo: le religioni sono per lo più "forze conservatrici". Solo che ci sarebbe un discorso immane da poter fare qui. Troppo storico-antropologico, troppo analitico, insomma lui lo dice, è una panoramica, e allora va bene, lasciamo questo discorso a libri di stampo totalmente differente, d'altronde, bene o male, a quanto ho capito questo è un libro più "divulgativo".
Quello che l'autore vuole dimostrare è che la lagna, se ben fatta e ben costruita, ha un grosso potenziale costruttivo e rivoluzionario. Per questo parte innanzitutto la sequela di lagne inutili, fra cui la lagna suicida, la lagna luddista, la lagna interessata. In quest'ultima un particolare rilievo è dato ai Nimbys, i "not in my backyard", le persone che si oppongono, tanto per fare un esempio, alla costruzione di aereoporti nelle vicinanze delle loro abitazioni per lo più perché troppo vicini, adducendo però motivi ben più nobili come "mascheratura" di quello reale, piuttosto banale ed interessato: l'aereoporto inquina, il rumore, l'inquinamento acustico...
È che a me però i Nimbys stanno simpatici. Probabilmente sono una gran produttrice di lagne inutili, ma voglio vedere quant'è bello vivere da 20 anni in un luogo e vedersi all'improvviso costruire un bel reattore nucleare a fianco della cuccia del proprio cane. Probabilmente lui non lo nega: ciò che critica è l'incoerenza dell'individuo che desidera l'avanzata del progresso, il calore sotto al suo deretano, e insieme la propria totale tranquillità, la lontananza dai danni che lo stesso progresso compie accanto alle comodità. Questa incoerenza però, purtroppo per noi comuni mortali, è ben poco eliminabile. Trovare modi più costruttivi per lamentarsi? Ok, ma non sempre esistono.
In sostanza, io e Baggini siamo completamente divergenti rispetto a un punto: è vero, è spesso necessaria una analisi approfondita della propria lagna, è necessario legittimarla logicamente ed è necessario proporre un'alternativa valida allo stato attuale delle cose. Ma io dò un peso e una dignità molto maggiore alla lagna che egli chiama "catartica". Speravo insomma che il libro fosse un encomio della lagna catartica. Della lagna inutile. Della lagna formulata quando non hai via d'uscita e sei obbligato ad accettare lo stato attuale di cose quando invece ti ripugna.
"Non ho alternativa né potere decisionale: lasciami almeno lamentare!" Questa è una delle grandi dignità della lagna, uno spiraglio di luce nel buio più totale. Un tocco di personalità ai problemi della vita.
Poi, tanto per lagnarci, nel capitolo "lagne nostalgiche e luddiste" cita la lagna sul "ritorno delle buone, vecchie abitudini alimentari" affermandone l'infondatezza, perché negli anni '70 si mangiava peggio, il pane nero era snobbato anche dai poveri, cibi esotici non ce n'erano, faceva tutto un po' più schifo, e quindi "la crescita delle aspettative di vita alla nascita si è evoluta di pari passo con la diffusione dei McDonald's sul territorio nazionale. [...] Ci si dovrebbe almeno chiedere se veramente la nostra alimentazione fosse migliore prima che il fast-food entrasse a farne stabilmente parte."
Una vocina dentro di me mi istiga a sentenziare: "Ma parla per te, inglese mangiamerda del cazzo! Non è che vi siate impegnati al massimo per costruirvi un'alimentazione equilibrata. Il territorio non vi offre di meglio? Bè, peggio per voi che vi ci siete stanziati".
Ma non lo farò (uhuh).
Insomma, è inutile aggiungere che questo libro è concepito per i deboli di mente, per quelli che non sanno darsi una soluzione sensata ai problemi, per chi non sa riflettere e dedica troppo poco tempo a pensare. Per chi manca di capacità analitica.
Non ho bisogno che un Baggini mi dia lezioni di vita di questo genere. Tuttavia lo terminerò: voglio vedere se dovrò tornare indietro su qualche mia affermazione, se alla fine sarò meno cattiva o mi strapperà ancora qualche lagna.
Inglesaccio antipatico!

Proseguirò, nel post successivo, ad annotare dei brevi commenti sulle altre letture a cavallo fra questo mese e quello precedente.

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