Questo era il motivo per il quale non stavo entrando in una libreria da tempo, finché non sono stata costretta a varcare la soglia del mio luogo di perdizione per eccellenza. Eccomi davanti alla pila delle edizioni Feltrinelli scontate del 25% per tutto Novembre (devo sbrigarmi!!!), che afferro con cupidigia libri un po' qua e un po' là, fino ad approdare su Mishima, ormai mio porto sicuro.
Questo romanzo però mi suona nuovo.
Il protagonista di "Colori proibiti" è un vecchio scrittore misogino che affida al giovane Yuichi il compito di sedurre e umiliare le donne per la propria vendetta, in quanto deluso dall'amore e dall'altro sesso. Il rapporto fra lo scrittore e il giovane uomo acquista via via sfumature omosessuali, sino pare ad un finale di pathos, uno di quelli che forse, irrazionali come sono, riescono però a sembrarti logici per qualche strana ragione.
So dove Mishima riesce ad arrivare, quanto a fondo riesce a grattare nell'animo umano; conosco ormai la sua immensa tavolozza di colori, e quanto bene, grazie ad essa, riesca a definire quelle ambiguità dei sentimenti, quella perversione sottile di cui non ho trovato traccia in scritti occidentali. In questo senso, Mishima è ciò che cercavo da tempo. Ho già avuto un travolgente e bellissimo assaggio delle sue capacità ne "Il Padiglione d'Oro", che, accostato a "La Voce delle Onde", riesce anche a rendere di più, visto il contrasto tanto acceso che esiste fra i due (quasi stenti a credere siano scritti dallo stesso autore).
Per questo motivo "Colori Proibiti" mi dà l'impressione di essere un libro imperdibile. Pregusto già i sapori che vi incontrerò all'interno, i mondi dei personaggi, il delinearsi delle loro figure. Nemmeno l'ho comprato e già lo amo.
Spero che Mishima non mi deluda. Nemmeno stavolta.
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