venerdì 5 ottobre 2012

Stuck in a book più due parole sul supporto digitale

L'Ombra dello Scorpione è finito. E' stato terminato stanotte, fra il 3 e il 4 di ottobre, con una tazza di latte, cacao e biscotti mangiati compulsivamente per l'ansia di vedere come andasse a finire. 
E, diamine, nonostante i periodi di stagnazione in cui il libro sembrava non finire più -quanto odiavo, ad esempio, i pezzi in cui si parlava di Pattumiera!- , nonostante le critiche che gli ho mosso, bè... ci sono stata dentro un casino. Ho una sbronza libresca da fare paura. Come ne esco?! Ho i personaggi che mi ronzano ancora in testa vivissimi, a prescindere da ciò che succeda loro nelle vicende del libro: ho ancora Stu Redman che zoppica verso Boulder, Kojac che annusa nella neve, Tom Cullen che, cavoli, sì! Larry Underwood che guarda l'orizzonte oppresso dai rimorsi di coscienza, Nick Andros (mi è piaciuto molto) che comunica attraverso il suo blocco note, Randall Flagg ghignante dietro lo sguardo fisso di un corvo, Pattume, tremenda e imprevedibile forza del caos, che barcolla ustionato dalla sua follia piromane. 
Ho idea che il libro sia stato creato a regola d'arte per creare quest'effetto, l'affezione ai personaggi, magari usando dei cliché, scene pre-finale piuttosto cinematografiche, però è pur vero che bisogna esserne capaci. 
Alcune scene sono di tensione pura, e dopo questo assaggio ammetto che avrei paura a prendere in mano un libro di King veramente horror.
Plauso al finale semplice ma perfetto per merito dell'epilogo ne "Il circolo si chiude". 
Che dire? Bravo King. Alla fine mi sei piaciuto e il romanzo si merita le cinque stelline. 

Come farò a superare questa sbornia?!? Tiratemi fuori di qui! O forse no? Ma dovrò pur uscirne in qualche modo.

Ho comprato La Peste Scarlatta, il primo ebook acquistato da Amazon, e ho già cambiato le carte in tavola, sarà la mia prossima lettura. Ammesso che riesca a traslocare dal precedente libro. Prima o poi.

Visto che siamo entrati nel discorso ebook, ultimamente mi è capitato che la varie persone mi chiedessero, in maniera diretta per strada, indiretta tramite forum et similia, informazioni sugli e-reader: se sono maneggevoli, se si risparmia, se ne valga la pena e la spesa dell'acquisto.
La risposta? Sì, sì e sì.
L'opposizione degli amanti del cartaceo è strenua e dura a morire, ed anche abbastanza seccante, poiché l'errore in cui si incappa spesso è quello di definirsi amanti dei libri mediante l'attaccamento all'oggetto libro. Il feticista  dei libri non è necessariamente un grande e accanito lettore, e spesso è un lettore che se la tira, che mette il possesso del libro fisico innanzi tutto dimenticando (o ignorando) che uno degli aspetti più affascinanti del mondo di carta è la sua potenzialità di condivisione. E la condivisione digitale è più labile, vero, ma più capillare. Il feticista del libro si concentra sulla sua fisicità in questo mondo, in quello della realtà che lo circonda, in tutto ciò che è esteriore al libro, insomma, al volume, alla sua tridimensionalità, all'odore che emana: tutti aspetti che, una volta iniziata la lettura, si perdono, si dimenticano, sono assolutamente contingenti. Un libro è la proiezione di se stessi al suo interno, leggere un libro è entrare in un mondo, ed un volume è solo un portale, una soglia, poco importa che questo ingresso sia un po' sbiadito, puzzolente di muffa, odoroso di fresca stampa, dall'aspetto nostalgico oppure futuristico: dal momento in cui inizierà la mia lettura, la soglia verrà varcata e sarà lasciata alle mie spalle, e se un libro vale la pena di essere letto nemmeno mi sfiorerà l'idea di voltarmi per dare una nuova occhiata a quella soglia.
Sia chiaro che la mia non è una crociata contro il libro cartaceo, anzi. Trovo che un lettore serio riesca a usare con sincretismo tutti i supporti per poter leggere in maniera agevole in ogni occasione. Uno dei più grandi vantaggi del lettore e-book si può apprezzare in viaggio, quando in pochi grammi e centimetri è possibile avere l'imbarazzo della scelta di ogni tipo di lettura. Senza finire in viaggio dall'altra parte del mondo, il quotidiano spostamento del pendolare trae non poco giovamento dalla maneggevolezza di un e-reader, specie quando si tratta di letture di una certa mole. 
Ogni strumento può fornire un elemento in più, e non è vero che una biblioteca sopperisce al problema del risparmio di spazio casalingo dedicato ai libri e di denaro speso quanto può farlo un e-reader. Né tantomeno lo fanno i libri usati. Rovistare fra le bancarelle e gli scaffali polverosi di una libreria di usato (ma dove sono ormai?) è sempre un'esperienza molto piacevole, ed è possibile scovare, in quelle occasioni, delle vere perle rare a prezzi irrisori. Ma, oltre al fatto che la questione portabilità rimane aperta, non tutto ciò che si trova in cartaceo è presente in digitale, come non tutto che si trova in digitale può essere reperito cartaceo. 
E poi, diciamo la verità: non tutti i libri meritano di essere comprati. Non tutti sono degni di affollare una libreria personale, anzi i più meritano di essere scartati, se non altro perché una collezione è diversa da un mucchio di roba accatastata, e la selezione è un momento importante per costruire il proprio scaffale e poi compiacersene. Tuttora mi pento di aver acquistato alcuni libri che stanno lì, occupano spazio, frutto di scelte non oculate, quando al loro posto potrebbero essercene altri molto più interessanti. La lettura in e-book, poi, al pari di quella in biblioteca, non esclude l'acquisto, ma lo rende migliore, più selettivo, ancora più personale, ogni libro diventa circondato da un'aura quasi di sacralità. È lì che l'oggetto-libro diventa speciale, perché è legato a me, che l'ho scelto con cura, da un filo invisibile, è lì non solo perché è scoccata una scintilla irrazionale, ma perché deve meritarselo, perché quasi sicuramente sarà degno di una rilettura, di una consultazione, di una citazione, di una sottolineatura (sacrilegio! Dissero i feticisti del libro, eppure non ne dovrebbero apprezzare la fisicità? O è solo una scusa per nascondere una mania?)  
E il lettore e-book aiuta a rendere così speciale il rapporto fra il lettore e l'oggetto di carta. 
Di conseguenza, sono convinta che i timori degli accaniti bibliofili di una rivoluzione digitale in cui mucchi di pixel andranno a soppiantare definitivamente le versioni cartacee siano infondati. Magari i libri stampati diminuiranno, magari ci saranno molti più scrittori ed aspiranti in grado di bypassare le grandi case editrici e vendere come freelance i loro lavori, ed io lettrice sarò ben felice di finanziarli in maniera più diretta. Magari aumenterà ancora di più il divario fra le classifiche dei libri più venduti in libreria -il classico caso editoriale- e quelli più letti e apprezzati, nonché quelli dal maggior valore letterario, ma ormai è così da anni.
Fondamentalisti della carta, tutte scuse per mascherare la venalità!

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